La strage di Oslo ora lacera Berlino

BERLINO — Non ci è andato leggero il presidente della Spd, Sigmar Gabriel, contro il suo «nemico di partito» Thilo Sarrazin, l’uomo che fa discutere da un anno i tedeschi sul fallimento del multiculturalismo e la mancata integrazione degli immigrati turchi. Ma aver chiamato in causa, all’indomani della strage in Norvegia, anche l’ex assessore socialdemocratico a Berlino ed ex membro del consiglio direttivo della Bundesbank è un segnale che il dibattito sulla galassia anti-islamica e xenofoba (non è il caso certamente dell’autore di Deutschland schafft sich ab, un milione e trecentomila copie vendute) in cui circolano idee come quelle di Anders Behring Breivik diventa ogni giorno più tormentato.
 «In una società  dove l’anti islamismo e la discriminazione degli altri è diventata di nuovo accettabile, e in cui la classe media applaude gente come Thilo Sarrazin, ci saranno naturalmente dei folli ai margini della società  che si sentono legittimati a compiere atti estremi» , ha tuonato l’uomo che con l’ex ministro delle Finanze Peer Steinbrà¼ck e l’ex numero due del governo di larga coalizione, Frank-Walter Steinmeier, si giocherà  in futuro le possibilità  di sfidare Angela Merkel nelle elezioni del 2013. Secondo Gabriel non ci deve essere spazio per queste idee, nemmeno nella loro versione più edulcorata, e il divampare di sentimenti nazionalisti in molti Paesi rappresenta tra l’altro una pericolosa sfida alla visione di un’Europa unita. «E noi adesso — ha osservato — abbiamo bisogno esattamente del contrario» .
 La risposta di Sarrazin è stata polemica, ma non incendiaria. «Gabriel non può dimenticare la sua penosa sconfitta davanti agli organi di partito» , ha dichiarato alla Bild riferendosi al fallito tentativo di espellerlo dalla Spd. «Non ho — ha aggiunto— altri commenti da fare» .
Ma, al di là  dello scontro tra Gabriel e Sarrazin, sono in molti in Germania a interrogarsi, come rileva il New York Times, se i toni più aspri della polemica anti-immigrati non abbiano alimentato l’ascesa dei movimenti di estrema destra in Europa. Ma forse ci si potrebbe anche chiedere se questa ascesa e la nascita di una vera e propria rete di solidarietà  e di contatti transnazionali non possano in qualche modo aver reso meno isolata la follia di individui come Anders Behring Breivik, dando loro coraggio. In una intervista al Frankfurter Rundschau lo scrittore norvegese Jostein Gaarder, autore di un romanzo famoso, Il mondo di Sofia, ha ricordato che Breivik non è un neonazista e che ci sono migliaia di estremisti che si «definiscono cristiani conservatori e che dispongono di siti e di blog in cui spargono odio contro l’Islam» . «È un fenomeno nuovo e terribile che deve essere controllato con molta più attenzione che nel passato» . Non è forse un caso, quindi, che si scopra adesso, come scrive la Tageszeitung, che Breivik mandò il suo «manifesto» al movimento anti-islamico tedesco Pro Kà¶ln e che il suo delirante memoriale fosse stato menzionato positivamente in un congresso di questo gruppo. Adesso una portavoce di Pro Kà¶ln si difende, denunciando una campagna contro «patrioti pacifici, rispettosi delle leggi e critici dell’Islam» . Ma quanto è diffusa questa trama di contatti tra le organizzazioni che operano alla luce del sole e i fanatici che agiscono nell’ombra? Si tratta di scoprirlo.


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