Lavoro in carcere a fine corsa

Il Lazio la prima regione a ufficializzarlo. Sono finiti i soldi: saltano gli sgravi alle cooperative. Ecco l’appello

Riccardo Bagnato - Vita.it Sergio Segio • 6/7/2011 • Carcere & Giustizia • 150 Viste

Sono finiti i soldi. Per chi ha assunto detenuti dentro e fuori del carcere non è più possibile godere degli sgravi fiscali previsti dalla Legge 193/2000 (Smuraglia). Lo hanno comunicato i direttori degli istituti penitenziari del Lazio con una comunicazione (che Vita è riuscita ad ottenere ed è scaricabile in allegato) diretta alle cooperative sociali e alle imprese coinvolte, scatendando in alcuni il caso il panico, in altri forte preoccupazione.

La situazione era ben nota sin dall’inizio dell’anno. Già  nella circolare di febbraio, infatti, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap) avvisava: «si ritiene indispensabile procedere ad una consistente riduzione del budget» (scarica in allegato le circolari del Dap del 2011). Ed ecco fatto. La prima regione a sforare il budget e quindi a non poter più accedere alla agevolazioni è il Lazio. Ma ovviamente il problema è a livello nazionale. La parola ora passa alle cooperative che si sono viste recapitare la missiva in cui c’era scritto sostanzialmente “prendere o lasciare”. In cui l’Istituto penitenziario lascia scegliere all’impresa: o continuare il rapporto di lavoro ma senza più sgravi fiscali o altrimenti risolvere il contratto e lasciare a casa o in carcere il lavoratore.

Da cui la protesta e l’appello dell’Associazione Antigone: «Si tratta di un tipico taglio non ragionato. Se ciò dovesse essere confermato – si legge in una nota dell’associazione – così come pare, migliaia di detenuti in misura alternativa rientreranno in carcere in quanto licenziati dai loro datori di lavoro andando a peggiorare una situazione di affollamento penitenziario già  insopportabile.

Per ora non arrivano segnali dal ministero della Giustizia diretti a risolvere il problema. Cooperative sociali, consorzi, associazioni, imprese non sarebbero nelle condizioni di proseguire nei loro lavori.

Da qui l’appello di Antigone: «Noi chiediamo al Dap di usare tutti i soldi della Cassa delle ammende, compresi i milioni già  promessi per progetti non ancora avviati oppure le decine di milioni messe da parte per l’edilizia penitenziaria, allo scopo di dare copertura finanziaria alla legge Smuraglia quanto meno sino alla fine dell’anno. Non fare questo ora sarebbe un errore tragico».

Tanto più che proprio oggi lo stesso Franco Ionta, capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ha dichiarato parlando del sovraffollamento carcerario: «Ormai abbiamo raggiunto il limite della capienza tollerabile. Certamente non possiamo andare avanti così. La situazione è molto complessa e faticosa».

Per sottoscrivere l’appello si può mandare una mail a:segreteria@associazioneantigone.it

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