«Requisire case non è reato». Assoluzione per tre mini sindaci

Requisire appartamenti sfitti per contrastare l’emergenza abitativa non è reato. Lo ha stabilito una sentenza della quarta sezione penale del tribunale di Roma, confermando quanto già  stabilito in precedenza in un caso analogo dalla Corte di Cassazione nel 2007.

il manifesto Sergio Segio • 12/7/2011 • Buone pratiche e Buone notizie • 147 Viste

Poiché «il fatto non sussiste», i giudici romani hanno assolto ieri dal reato di «usurpazione di pubbliche funzioni» tre presidenti di tre municipi romani, Susi Fantino (IX), Sandro Medici (X), e Andrea Catarci (XI), sotto accusa per aver requisito nell’ottobre del 2007 -«in via urgente e temporanea » – più di duecento appartamenti sfitti per impedire che le famiglie affittuarie fossero sfrattate. Solo un modo per tamponare, anche se parzialmente e provvisoriamente, l’esplosiva emergenza abitativa della capitale.
«Con la sentenza di oggi – ha commentato Sandro Medici – trova conferma la legittimità , oltreché l’opportunità , di ricorrere a provvedimenti urgenti e straordinari come la requisizione di alloggi, per contrastare l’emergenza abitativa nella nostra città  e difendere dunque un diritto sociale contemplato dalla nostra Costituzione». Fu proprio Medici, nel 2005, ad aprire la strada possibile delle requisizioni, ma venne accusato – e poi assolto definitivamente due anni dopo – di «abuso d’ufficio», un reato certamente meno grave di quello ascrittogli questa volta dai pm Vitiello e Palaia. «È stata confermata – continua Medici – la legittimità  delle mie scelte in qualità  di amministratore pubblico che cerca faticosamente e a volte vanamente di difendere il diritto umano, prim’ancora che sociale, di poter vivere con un tetto sulla testa, oltreché opporsi all’avidità  degli speculatori immobiliari che con arroganza vessano fino allo stremo famiglie povere e disagiate».
Con la sentenza emessa ieri con rito diretto, salgono a quattro – spiegano i tre mini sindaci – «le sentenze assolutorie con cui diverse articolazioni giudiziarie penali si sono pronunciate in difesa della requisizione di alloggi come strumento di contrasto al problema abitativo». D’altra parte, la decisione venne presa alla «vigilia della scadenza del decreto di blocco degli sfratti, provvedimento che peraltro il governo non ritenne di reiterare, per il timore che altre centinaia di persone venissero sbattute fuori dalle loro case». In tutti i casi, si trattava di famiglie i cui redditi «non erano sufficienti a far fronte ai cospicui aumenti del canone d’affitto richiesti dalle società  immobiliari proprietarie». Del resto, fa notare Medici, «se sull’emergenza abitativa in questa città  si fanno solo e oscenamente chiacchiere, se Comune e Regione continuano a vagheggiare improbabili piani casa, cos’altro ci si può inventare se non il ricorso a strumenti amministrativi più diretti e fors’anche più risolutivi? Quanti rapporti sulla povertà  crescente, quante statistiche sugli sfratti dobbiamo ancora aspettare per deciderci a risolvere concretamente questo penoso problema?».

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