Migranti, il misfatto di Riace

La vicenda è quella del progetto “Reinsediamento a Sud”, volto ad accogliere e inserire 183 palestinesi (di origine irachena) nel paese dei Bronzi. Quasi tutti a distanza di un anno hanno lasciato l’Italia diretti in Scandinavia «perché il programma era poco chiaro, non offriva garanzie» dice al Fatto uno di loro, Sahmed. Anzi, «la magistratura dovrebbe indagare su come sono stati gestiti i 4 milioni ricevuti dal ministero degli Interni. Era tutto un business sulla pelle dei profughi» dichiara urbi et orbi tale Francesco Salerno, «consigliere di opposizione» come rimarca il Fatto. Ma il sindaco non ci sta. Non accetta di esser messo nel tritacarne di fango e veleni e attacca a testa bassa. Contattato dal manifesto, Lucano commenta: «Si tratta di un’opera di mistificazione studiata a tavolino per screditare un decennio di amministrazione antirazzista e solidale. Mi rammarica che il Fatto sia stato megafono delle castronerie di un grande elettore di Scopelliti, per 25 anni vicesindaco dc, padrino delle politiche di cementificazione selvaggia, in un’epoca in cui il nostro borgo in quanto ad omicidi di ‘ndrangheta era pari a San Luca e Platì, in cui subivamo un declino sociale e demografico, con 4 km di costa costruiti abusivamente e un’emigrazione galoppante». Poi arrivò Lucano e la sua “sinistra immaginaria”, senza tessere nè affiliazioni. Un professore di chimica, con un passato in Lotta Continua e Autonomia Operaia, che di punto in bianco decide che Un’Altra Riace è possibile (il nome della sua lista). Dopo un periodo da consigliere di minoranza vince le elezioni, si insedia al palazzo comunale e da neosindaco inizia a cambiare musica e spartito. «Noi avevamo un centro storico disabitato che poteva essere ripopolato dai migranti per dar loro una possibilità  di riscatto». E così Riace nel 2004 volta pagina abbandonando l’epoca del cemento e del malaffare e imboccando la strada dell’accoglienza multietnica, «creando valore sociale con i laboratori, il turismo responsabile, il recupero delle scuole». Sul progetto “Reinsediamento a Sud” Lucano è esplicito: «Era un programma biennale, in scadenza dal 31 dicembre prossimo. Gli iracheni palestinesi hanno preferito lasciarlo anzitempo in quanto pretendevano che il progetto fosse a tempo indeterminato, cosa che in Italia non è tecnicamente possibile. Hanno preferito trasferirsi in Svezia dove i programmi sono illimitati. Anche io invito la magistratura e i media a venire a Riace, scopriranno un modello di amministrazione virtuosa, eticamente e socialmente». Che non si è interrotto nemmeno ieri: «Stamane sono sbarcati 52 profughi siriani e ho dato immediatamente la disponibilità  ad accoglierli dando loro proprio le case lasciate libere dai palestinesi». Questa è nei fatti Riace oggi: l’antimafia della riqualificazione per lasciarsi alle spalle la mafia della cementificazione.


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