Milano: il campo di via Impastato diventa spazio culturale e “luogo della memoria”

Quello in zona Rogoredo è uno dei campi attrezzati della città , ma anche sinonimo di degrado. Da settembre Opera Nomadi realizzerà , con cooperativa Romanò Drom, consorzio Sir e cooperativa Arca di Noè, un “Museo del viaggio” intitolato a Fabrizio De Andrè

Redattore Sociale Sergio Segio • 6/7/2011 • Buone pratiche e Buone notizie • 128 Viste

MILANO – In via Impastato a Milano (zona Rogoredo), resiste uno dei campi nomadi attrezzati della città . “Per le amministrazioni comunali e per la politica – spiega Maurizio Pagani, presidente di Opera Nomadi Milano – è sì un luogo autorizzato, ma è sinonimo di degrado, un ghetto da cui stare lontani”. Da settembre non sarà  più così. All’interno del campo, Opera Nomadi Milano realizzerà  insieme alla cooperativa Romanò Drom, al consorzio Sir e alla cooperativa Arca di Noè  un “Museo del viaggio”, intitolato a Fabrizio De Andrè. Sarà  un luogo della memoria, dove si raccoglieranno foto e video collezionati da Opera Nomadi nel corso degli anni, oltre a piccoli oggetti d’artigianato, come una carovanina risalente ai primi del Novecento. “La particolarità  è che questo materiale è esposto in un ambiente vivo, abitato – spiega Maurizio Pagani-. Gli stessi rom del campo saranno coinvolti in prima persona nell’accompagnare i visitatori all’interno della cultura romanì”. Il Museo, inoltre, sarà  un centro di produzione culturale: all’interno, infatti, è previsto uno spazio dedicato alla proiezione di film e una scuola di cultura e musica romanì, oltre a un servizio di ristorazione gestito dalla cooperativa Romanò Drom.

Domani, presso lo Spazio Forma di piazza Tito Lucrezio Caro 1, dalle ore 18.30 si potrà  vedere un’anteprima di ciò che sarà  il “Museo del viaggio Fabrizio De Andrè”. Saranno esposte alcune delle foto oltre che i filmati presto raccolti nel museo. L’incontro allo Spazio Forma, dal titolo “Un diamante nascosto nel pane”, riprende i versi di Khorakhané, una canzone scritta da Fabrizio De André per ricordare i rom musulmani, martoriati dalle persecuzioni lungo tutta la loro storia. La scelta di dedicare sia la mostra che l’anteprima al cantautore genovese ha due motivazioni: “La prima –riprende il responsabile di Opera Nomadi- è il ricordo di un grande artista che ha molto approfondito la cultura rom, la seconda è che la famiglia Bezzecchi, che abita tuttora nel campo, ha aiutato De Andrè nella stesura di Khorakhané e l’ha accompagnato a visitare le realtà  rom milanesi”. L’auspicio di Opera Nomadi è che il cambio di Giunta a Milano inauguri una nuova  politica d’integrazione, che cammini in direzione opposta rispetto agli sgomberi.  “Abbiamo la speranza -conclude Pagani- che si cambi registro, anche se sappiamo che sarà  molto difficile”. (Lorenzo Bagnoli)

 

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