Mladic irride la corte, il giudice lo caccia

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BRUXELLES – Alla sua seconda udienza davanti al Tribunale penale internazionale per i crimini nell’ex Jugoslavia, Radko Mladic, il boia di Srebrenica, si è fatto espellere dall’aula. «Non ascolterò un minuto di più queste accuse», ha gridato al presidente del tribunale, il giudice olandese Alfons Orie che gli stava leggendo gli undici capi di imputazione che vanno dal genocidio ai crimini contro l’umanità . Mladic si è strappato dalla testa la cuffia della traduzione simultanea rifiutando di dichiarasi colpevole o innocente e lamentando l’assenza degli avvocati che vorrebbe nominare. Il magistrato lo ha fatto allontanare e, dopo una breve pausa, la seduta è ripresa. La Corte, come prevede la procedura del tribunale, ha considerato che l’imputato si fosse dichiarato non colpevole.
L’udienza era cominciata male fin dalla prima mattina. Mladic, che secondo quanto anticipato dai suoi difensori non avrebbe dovuto presentarsi in aula, è invece arrivato puntuale dal carcere poco distante. Poco dopo l’inizio della seduta, l’imputato si è infilato in testa un ridicolo cappellino con visiera, e il giudice, dopo avergli chiesto di levarlo, glielo ha fatto togliere dalle guardie. «Ho freddo alla testa – ha protestato Mladic – ridatemi il berretto. Sono un uomo gravemente malato e quando ho freddo non sento più la metà  del corpo!». Ma il presidente è rimasto irremovibile.
Mladic quindi ha chiesto una proroga di un altro mese per poter esaminare il materiale accusatorio prima di dichiararsi colpevole o innocente. La richiesta è stata respinta. Allora il generale, che comandava le forze serbe durante la guerra in Bosnia e che secondo l’accusa è responsabile di stragi, torture sistematiche e violenze compiute dalle truppe su suo ordine, ha ricusato l’avvocato di ufficio e ha chiesto di essere difesa da due altri avvocati, un serbo e un russo. Lo stesso difensore d’ufficio, Aleksandr Aleksic, ha domandato di essere dispensato dalla difesa, visto che l’imputato negli ultimi giorni aveva perfino rifiutato di incontrarlo e di parlargli.
Ma poiché la richiesta di nuovi difensori di fiducia era stata presentata solo pochi giorni prima dell’udienza, anche in questo caso il tribunale ha deciso di proseguire la seduta in attesa di vagliare la compatibilità  dei nomi proposti.
L’udienza è andata avanti in un clima teso. Il presidente Orie ha ripetutamente ripreso l’imputato, perché questi si rivolgeva al pubblico presente in aula al di là  di uno spesso vetro antiproiettile. E finalmente si è arrivati alla lettura dei capi di imputazione, davanti ai quali Mladic avrebbe dovuto pronunciarsi colpevole o innocente. A questo punto il generale, verosimilmente attenendosi ad un copione studiato in precedenza, si è strappato gli auricolari e ha cominciato a gridare: «Non voglio ascoltare queste accuse. Non senza il mio avvocato di fiducia». E poi ha cominciato a sfidare il tribunale: «Chi siete? Io non vi conosco». A questo punto il presidente ha fatto allontanare l’imputato che protestava contro i poliziotti: «non mi fate respirare!». La prossima seduta preliminare dovrebbe tenersi dopo l’estate e a quel punto Mladic potrà  essere assistito dai difensori di fiducia. Il vero processo, comunque, per cui il generale rischia l’ergastolo, non dovrebbe cominciare prima della fine dell’anno.


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