Nessuna finanziaria per queste famiglie?

I quasi poveri sono il 7,6 per cento. Più di 8 milioni i primi. Quasi 3 milioni i secondi. Quanto ai “poveri-poveri” – quelli che non hanno il minimo per vivere, quelli poveri da morire e infatti muoiono, o sopravvivono come topi di discarica – sono 3 milioni e 129 mila persone. Poi ci sono quelli a rischio di povertà . Nel complesso, circa un quinto della popolazione. Gli altri stanno tutti bene, grazie.
Ora, l’osservazione è: 11 milioni di poveri, e in particolare 3 milioni e 129 mila persone che si trovano al di sotto della soglia “minima necessaria” per “una vita minimamente accettabile”, non sono una causa sufficiente, e anzi urgente, per varare una manovra economica da votare entro la prossima settimana? Non lo sono, evidentemente. Solo a dirlo, come ho appena fatto, si passa per buontemponi. La povertà  non è un vincolo, né interno né esterno, per nessuno. La politica, che ha subìto un’umiliante sospensione a tempo indeterminato per eccesso di ribasso, con ciò certificando – sia pure con varie quote di responsabilità  – la propria peculiare bancarotta, non sente né immagina di essere chiamata in causa dall’incidente di milioni di default registrati da tempo, su altrettante persone al di sotto della stessa insolvenza, perché i poveri poveri non hanno nemmeno uno straccio di debito. L’Istat, che ne certifica insieme l’esistenza e l’impossibilità  dell’esistenza, è un’agenzia di rating della povertà  da cui nessuno si sente minacciato. Se costringeste qualcuno dei padroni e dei soloni che immaginano di padroneggiare o di spiegare il funzionamento di un mondo di cui hanno perduto da tempo, ammesso che l’abbiano mai avuta, ogni bussola, a render conto dell’indifferenza a “emergenze” immemorabili e recidive come la povertà , vi direbbero che il mercato è inesorabile, e che la bontà  non si quota in Borsa. Be’, possono sbagliarsi perfino in questo. La bontà  vale per sé, per chi se ne intenda. Ma ogni tanto ai poveri assoluti e ai poveri relativi e ai poveri imminenti e a una quantità  di altri impauriti e offesi torna la voglia di radunarsi e gridare di nuovo: “Pace alle capanne! Guerra ai palazzi!”. Tanto più si fa esplosiva questa voglia quanto più la povertà  più nera fa brillare la disuguaglianza. E la cosa, ogni volta che avviene, non manca di portare con sé una quantità  di conseguenze economiche e finanziarie. Non lo si vede mai abbastanza, prima. Prima, i cahiers de doléances sono solo noiosi quaderni di lamentele. Dopo, cambia tutto. Dopo, che si sia surclassato il protagonista dei vangeli coniando l’espressione “poveri-poveri”, prenderebbe un senso pregnante. “Beati i poveri-poveri, perché di essi è il regno-regno…”.
Il debito che abbiamo con i poveri di casa e del mondo non è “un mostro che finirà  per divorarci”? Manovra è anche termine navale. Il ministro dell’economia e delle finanze ha ricitato il Titanic e ammonito i soliti della Prima Classe. Bastava la vecchia mezza verità  che siamo tutti sulla stessa barca. Però, anche a voler abbracciare il trionfante interclassismo selvaggio, resta la differenza fra chi è ai remi, chi frusta i rematori, il capitano, e il cognato dell’armatore salito per diporto. Fra chi riempie l’intervallo prima di andare a sbattere ballando il fox-trot, o vomitando nella stiva. Il ministro e gli armatori non sanno quanto è fondato l’ammonimento. Rimane comunque la domanda che un buon numero di umani si facevano quando non era ancora così chiaro che si stava andando a sbattere, tutti quanti, in solido, e i pochi ballavano e i molti remavano e vomitavano nella stiva: anche ammesso che i milioni di poveri-poveri e di poveri-e-basta non trascinino a fondo i ballerini, è giusto che a loro sia riservato l’inferno in terra e in mare?


Related Articles

Scuola. Sos villaggi dei bambini: “Serve un nuovo patto educativo”

Secondo l’OMS la pandemia da Covid-19, con la chiusura delle scuole per quasi 1,6 miliardi di studenti in più di 190 Paesi, ha provocato la più grande interruzione dei sistemi educativi nella storia.

Dove finisce il tesoro di mafia

  Una proprietà  agricola confiscata alla mafia a Polizzi Generosa Foto di Massimo MastrolilloUna proprietà  agricola confiscata alla mafia a Polizzi Generosa
Sono quasi 1.400 aziende e diecimila immobili. Hotel, fabbriche, tenute e latifondi. Confiscati alla malavita organizzata grazie alle indagini della magistratura. Ma che poi lo Stato non sa riutilizzare per il bene comunePalermo, viale Strasburgo. Per misurare con uno sguardo la potenza economica della mafia e le potenzialità  dell’antimafia, basta venire qui, tra le vetrine luccicanti di una lunga fila di negozi, e cercare la casa super presidiata di uno dei più bravi e dunque più minacciati magistrati italiani. Dall’altro lato della strada, tutti i palazzi sono “beni confiscati”, ma proprio tutti, fino all’incrocio con via Belgio.

Il «sistema Mokbel» e i legami con la destra politica

Il filo nero del delitto . Tra i casi che hanno coinvolto il discusso uomo d’affari, già vicino agli ambienti di Terza posizione e dei Nar, quello del senatore Di Girolamo

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment