Panico a Palazzo, ora corsa ai tagli E Calderoli imbroglia

Nello stesso giorno in cui Berlusconi deve prendere atto di non poter nemmeno a sostituire Alfano alla giustizia, il ministro leghista della «semplificazione» cala un grandioso progetto di riforma che, tra le altre cose, prevede il dimezzamento del parlamento: 250 deputati e 250 senatori (federali). E che oltre agli eletti taglia gli elettori, cancellando la circoscrizione esteri.
«Questi sono fatti, non parole!» assicura esclamativamente Calderoli, ma nemmeno lui può credere che in piena fase terminale il centrodestra riuscirà  a portare a compimento una riforma del genere. Tanto più che a giudicare dalla reazione del partito berlusconiano – «interessante, dobbiamo approfondire», ha detto il capogruppo Cicchitto – si capisce quanto poco fondata sia la fuga in avanti della Lega, utile al massimo per farsi pubblicità  o sgambettare gli alleati. Calderoli del resto è lo stesso ministro che organizzò uno scenografico falò delle leggi «inutili» per poi accorgersi di aver bruciato molte leggi utili come quella che istituiva i tribunali dei minori. E il centrodestra è la stessa maggioranza che ha appena fatto approvare una manovra economica dove tutte le riduzioni di spesa in carico ai parlamentari sono sparite nottetempo. Lasciando solo ticket e aumento delle tasse per le famiglie.
Ma la maggioranza non è sola. Lo spirito «bipartisan» che ha condotto in porto la manovra economica di emergenza fa una piroetta e sopravvive: adesso centrodestra e opposizioni concordano che bisognava tagliare qualcosa anche nei costi della politica. Come tardivamente accortosi di aver esagerato, il parlamento reagisce unito: le proposte sono diverse ma identica è l’intenzione dichiarata di voler rinunciare a qualche privilegio. Anche solo simbolicamente. Gianfranco Fini, di nuovo sotto attacco da destra per la casa, si occupa invece della casta e convoca per dopodomani a Montecitorio una riunione dell’ufficio di presidenza: presenterà  alcune sue proposte per ridurre i costi della politica. Oggi invece i deputati e i senatori questori (quelli che si occupano del bilancio delle camere) si incontrano per definire un po’ di sforbiciatine comuni. L’avevano già  fatto due anni fa quando i giornali davano spazio agli sprechi pubblici, tornano a farlo adesso perché l’argomento è di nuovo di moda.
Questione di decenza ma soprattutto di immagine, visto che è chiaro a tutti che con i risparmi romani non si mettono insieme grandi cifre. Soprattutto al cospetto di una manovra come quella appena varata, da 80 miliardi di euro. Anche le proposte più hard, tipo quella dei dipietristi, riconoscono che con la metà  dei deputati e dei senatori si risparmierebbe un solo miliardo (e ben cinque, invece, dal taglio delle auto blu). Bisogna volgere lo sguardo e il bisturi agli enti locali, e allora torna l’imbarazzo del Partito democratico che solo pochi giorni fa ha perso l’occasione di cancellare le province dalla Costituzione. Per rimediare, Bersani ha inserito il disegno di legge costituzionale che non cancella ma riduce e riforma le province («le supera» traduce professionalmente D’Alema) in un pacchetto di proposte democratiche per affrontare il problema «serio» dei costi della politica «senza che si spari nel mucchio». Nel pacchetto ci sono idee già  sentite a mai realizzate come il taglio degli affitti e delle auto blu, l’accorpamento dei piccoli comuni e l’adeguamento delle pensioni dei parlamentari ai parametri Inps. Ma anche cose che il centrosinistra aveva fatto e che il centrodestra ha cancellato come il tetto agli stipendi dei manager pubblici.
A due o tre settimane dalle ferie estive, il palazzo torna a sentirsi assediato ma al momento più per quel che legge sulla stampa che per le manifestazioni di protesta (la prima è stata convocata il 10 settembre). Eppure già  domani può farsi del male da solo, votando no alla richiesta di arresto per il deputato Alfonso Papa (Pdl). Non tutti saranno colpevoli, ma con il voto segreto sembreranno tutti responsabili.


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