Piemonte, sanità  british per risparmiare

Il governatore Roberto Cota mette in fila i numeri della sanità  piemontese: «Una macchina da 8,4 miliardi di euro al servizio di 4,5 milioni di cittadini; un sistema che è cresciuto al ritmo del 6%annuo. «Ecco» , mette qui il punto il presidente: «Per la prima volta dopo dieci anni la spesa invece di salire è scesa: 18 milioni nel 1 ° trimestre 2011 sul 1 ° 2010, 45 se il raffronto lo si fa con gli ultimi tre mesi dello scorso anno» . Punto d’arrivo: «Se la si legge dalla prospettiva del piano di rientro» . Punto di partenza: «Se la si vede come startup della riforma che stiamo mettendo a punto con la messa in rete dei 54 ospedali che faranno capo a sei grandi aziende ospedaliere» . Oggi in Consiglio regionale approderanno sia i numeri del risparmio sia il primo esempio di quella che sarà  la sanità  piemontese dal 2012. Una partita impegnativa per il Piemonte così come per tutte le Regioni alle prese con una spesa sanitaria che aumenta con la crescita dell’età  della popolazione e assorbe in media il 75%della spesa corrente (113,5 miliardi nel 2010, il 7,3%del Pil). In molte ci stanno provando, in poche ci stanno riuscendo (anche tra le virtuose) a far quadrare i conti. Al Nord quello del Piemonte, dice Cota, «è il primo tentativo di ridurre e non solo frenare la spesa» . Questa volta è il direttore della sanità  piemontese Paolo Monferrino a confrontare i dati: «Due miliardi e 155 milioni di euro spesi nel 1 ° trimestre 2011, rispettivamente 2 miliardi e 200 e 2 miliardi e 173 nel 4 ° e nel 1 ° trimestre 2010» . E sia chiaro: «Giusto per rispondere a chi sostiene il contrario: solo 8 milioni sono stati risparmiati con “tagli”(in realtà  persone a fine carriera non sostituite) al personale» . Per il resto si è agito su «acquisti» , «farmaceutica» e «rapporti con il privato» . «L’obiettivo— continua il governatore leghista — è di risparmiare 150 milioni nel 2011, quindi 50 nel 2012 e altrettanti nel 2013. Per arrivare in cinque anni ad azzerare, o quasi, il nostro disavanzo» .
Quei 400 milioni che la Regione ha dovuto aggiungere di tasca propria agli 8 miliardi trasferiti dallo Stato. I primi tagli, benché tra parentesi, non sono passati in modo indolore. Così come i primi passi della riforma: dal Verbano Cusio Ossola alla Val di Susa (vedi Avigliana) ci sono proteste: «Il punto— affonda Cota— è che ciascuno vuole il proprio ospedale sotto casa senza capire che è diseconomico ma anche pericoloso: per certe cose meglio farsi curare dove si fanno due o mille interventi l’anno?» . Quindi: «Quasi tutte le strutture resteranno. Pochissime le cancellazioni» . Mentre una parte sarà  riconvertita in strutture per lungo-degenza, riabilitazione o l’Alzheimer. Il modello è quello inglese. «Quello che prende il nome dall’economista Beveridge» , spiega Monferrino. Oggi ci sono 21 aziende sanitarie e 54 ospedali, tra aziende e territoriali. «Con la riforma gli ospedali saranno scorporati dalle Asl e raggruppati in sei grandi aziende: sei ospedali “di riferimento”in rete con altri “cardine”e “di territorio”» .
La mappa: tre per Torino, una per Asti e Alessandria, una per Cuneo e una per Novara, Verbano Cusio Ossola, Biella e Vercelli. «Completa il quadro il potenziamento del 118 (uno dei migliori in Italia), dei centri di assistenza primaria e delle strutture territoriali che dovranno indirizzare il malato all’assistenza più idonea» . E i fondi? «Saranno distribuiti alle undici aziende territoriali che compreranno prestazioni direttamente dalle aziende ospedaliere— continua Cota —. Per evitare duplicazioni, sprechi e migliorare il servizio» .
Già , perché ciascuna struttura dovrà  rispondere a livelli standard di qualità : «Oggi fatto cento il livello ottimale c’è chi tra gli ospedali non arriva a 40 e chi sfiora il 90» . È il caso dell’ospedale di Novara. «Ecco — dice Monferrino — portando tutti al livello, non dico più alto, ma medio (oltre a quelle del ministero sono previste “pagelle”da parte delle associazioni di cittadini) si risparmierebbero altri 200-300 milioni» .


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