Più poteri al Fondo salva-Stati della Ue primo passo verso la creazione degli eurobond

ROMA – Il nuovo piano da complessivi 160 miliardi per aiutare la Grecia e bloccare il rischio-contagio è basato su due pilastri: nuovi e più estesi compiti del cosiddetto «fondo salva stati», la cassaforte della crisi; partecipazione su base volontaria dei privati. Il progetto passa attraverso un «default selettivo» del paese. Prevede la creazione di una task-force, cui partecipano pure le autorità  greche, per indirizzare i fondi strutturali dell’Unione Europea al lavoro, alla crescita, agli investimenti, alla competitività  del paese. Una specie di piano Marshall, dunque, espressione presente nella bozza d’accordo, poi eliminata dal documento definitivo.
«Gli Stati membri riaffermano il loro impegno a fare tutto il necessario per assicurare stabilità  all’area euro e ai suoi stati membri», si legge nell’accordo tra i capi di Stato e di governo dell’Eurozona. Un’intesa maturata dopo un colloquio di quasi 7 ore tra il Cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy, presente anche il presidente della Bce Jean Claude Trichet, tutti preoccupati di risollevare le sorti di Atene, considerata uno dei detonatori della crisi di Eurolandia.
L’intervento su base volontaria dei privati (banche e assicurazioni), calcolato in 37 miliardi che possono diventare 50 nel 2014, è una novità  assoluta su cui si è discusso a lungo, tra mille divisioni, per via del no della Bce, timorosa che potesse essere percepito dai mercati come un default, sia pure parziale. Il settore finanziario potrà  intervenire utilizzando un menù di tre opzioni. La prima, denominata bond exchange, ovvero uno scambio diretto dei vecchi titoli con i nuovi. La seconda, tecnicamente roll-over, è un impegno a riacquistare i titoli greci di nuova emissione attraverso il riscadenzamento delle obbligazioni (fino a 30 anni). Secondo le agenzie di rating, allungare le scadenze significa dare per scontato il mancato rispetto dei pagamenti e quindi può equivalere a un default. La terza opzione – buy-back in gergo – è il riacquisto da parte del governo greco del debito sul mercato secondario. Secondo il piano – ed è la vera novità  – il Fondo salva-Stati (Efsf) potrebbe acquistare direttamente titoli pubblici ellenici sul mercato secondario. O anche concedere prestiti ad Atene ad un tasso agevolato da utilizzare per il buyback. E soprattutto, potrà  fornire esso stesso le garanzie ai bond greci quando lo Stato ellenico si trovasse in una situazione di «default selettivo». Questa circostanza si verifica se il Paese emittente non rispetta i rimborsi di una obbligazione che giunge a scadenza. A differenza del default generale, è limitato solo a certi titoli e non si protrae nel tempo. Ecco, questo parziale default, della durata di pochi giorni, sarebbe «coperto» appunto dalle garanzie dell’Efsf, per permettere che la Bce non interrompa il finanziamento alle banche greche. La stessa operazione si può applicare anche ad altri Paesi, se necessario.
Proprio il cambio di «mission» del Fondo salva-Stati è tra le novità  principali dei questo nuovo salvataggio, ragion per cui seguirà  a breve una riunione operativa dei ministri finanziari della Ue. Di più: il Fondo diventa il perno intorno a cui ruota l’intera operazione. Secondo gli osservatori, la sua aumentata flessibilità , sarebbe un primo passo verso la creazione di eurobonds. L’intesa prevede anche che tutti i futuri prestiti dell’Efsf alla Grecia dovranno avere tassi più bassi intorno al 3,5% e scadenze allungate. Nel testo si parla come minimo di un raddoppio, dagli attuali 3,5 anni ad almeno 15 fino ad un massimo di 30 anni.


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