RIFIUTI. A Napoli c’è anche l’autopulizia cittadina

Quello che hanno chiesto davanti a Montecitorio martedì scorso i comitati e le reti è che venga ridata la dignità  a Napoli e ai napoletani.

Pietro Rinaldi* - il manifesto Sergio Segio • 3/7/2011 • Buone pratiche e Buone notizie • 121 Viste

Una dignità  oggi mortificata e calpestata dall’atteggiamento di un governo a trazione leghista che sta provando in tutti i modi a boicottare la strada delle alternative che il comune di Napoli sta mettendo in atto per la risoluzione strutturale dell’emergenza rifiuti. I comitati e le reti contro discariche e inceneritori hanno visto recepiti diversi punti programmatici frutto di 15 anni lotte, nel nuovo progetto di cui fa parte la prima delibera dell’amministrazione comunale sui rifiuti. L’avvio della raccolta differenziata porta a porta in diversi quartieri della città , portando a 325 mila abitanti l’utenza del porta a porta; la costruzione di impianti di compostaggio che finalmente permetteranno la separazione e il trattamento dell’umido in città ; l’istituzione da subito delle isole ecologiche mobili in tutte le dieci municipalità  per sopperire, lì dove necessario, all’assenza di quelle fisse; la riduzione a monte dei rifiuti e degli imballaggi.
Su tutto il “no” deciso e convinto alla costruzione dell’inceneritore a Napoli Est e al proseguimento del cosiddetto ciclo integrato dei rifiuti affermando finalmente il modello del ciclo virtuoso dei rifiuti. Sforzi questi contenuti nella prima delibera comunale e nella successiva ordinanza del sindaco De Magistris. Sforzi concreti che lasciano comprendere come ciò che avviene a Napoli in questi giorni è il precipitare di uno scontro tra modelli diversi. Da un lato il piano alternativo su cui il comune vuole proseguire, quello voluto dai comitati e dalle reti, dall’altro la difesa degli interessi lobbistici degli inceneritoristi che vogliono non solo difendere l’affare da 400 milioni di euro per la costruzione del termovalorizzatore di Ponticelli, ma anche l’accaparramento dei susseguenti Cip 6. D’altronde se la città  di Napoli in pochi anni dovesse superare il 50% di raccolta differenziata porta a porta anche l’inceneritore di Acerra risulterebbe inutile e quindi andrebbe verso la dismissione. Da un lato il cambiamento supportato da una forza sociale determinata dall’altro le lobby dei poteri forti. Ciò che avviene a Napoli rappresenta però un cambiamento anche di carattere culturale.
Non ci sono solo i comitati che manifestano a Montecitorio, ma anche i cittadini dei Quartieri Spagnoli che autogestiscono la raccolta dei rifiuti, dimostrando come la vittoria delle alternative passa oggi anche per un supporto popolare vero, ci sono i precari Bros che legittimamente chiedono di essere impiegati nella raccolta differenziata che ripuliscono il lungomare. Esempi di protagonismo civico e sociale su cui la stessa amministrazione dovrà  riflettere comprendendo come oggi speranze, protagonismo e partecipazione si intrecciano in un contesto dove il vero protagonista del cambiamento è la comunità  dei cittadini napoletani. Sullo sfondo l’azione della Lega Nord di queste settimana è tesa a rimarcare non solo gli strali razzisti e xenofobi provenienti dalla pancia e dal vomito dell’Italia peggiore. Ciò che si tende ad affermare è che non esiste la possibilità  di interrompere e invertire quel rapporto di subordinazione tra Nord e Sud del paese che va avanti da 150 anni. Quello che davvero fa paura è che dal meridione possa essere affermata la possibilità  di riscossa sociale che riesce a farsi modello alternativo di sistema.
* Consigliere comunale Napoli è Tua

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