Tabloid-gate, bufera sulla polizia i vertici interrogati dal Parlamento

LONDRA – Balbettano, tengono gli occhi bassi e rispondono alle domande con altre domande, esagerando la loro indignazione. I vertici di Scotland Yard sono comparsi ieri davanti alla commissione parlamentare per spiegare perché nel 2009 decisero di non riaprire l’inchiesta sulle intercettazioni illegali e le loro poco convincenti argomentazioni sono state più che mai evidenti del pantano in cui ha sguazzato la News International, azienda editoriale del magnate australiano Rupert Murdoch.
Ieri sono stati ancora forti gli echi delle rivelazioni dell’ex premier laburista Gordon Brown di essere stato vittima delle inchieste fraudolente del Sunday Times. Brown alla Bbc ha accusato News International (tutta l’azienda, dunque, non soltanto il News of the World, o il Sunday Times) di usare «metodi disgustosi» e di aver contatti con «il sottobosco criminale». Le dichiarazioni di Brown sono rimbalzate, attraverso la commissione sugli affari interni, alla polizia, alla quale è stato chiesto se i suoi rappresentanti erano stati avvicinati e corrotti dagli investigatori senza scrupoli della News International. L’ex capo di Scotland Yard Lord Ian Blair, l’ex commissario, ora responsabile delle operazioni antiterrorismo, John Yates, l’ex assistente commissario Andy Hayman e l’ex assistente commissario Peter Clarke hanno, chi più chi meno, dato risposte poco soddisfacenti sulle misure e l’atteggiamento avuti al tempo, ma sono stati concordi nell’attribuire le responsabilità  all’azienda di Murdoch, colpevole, a loro dire, di non aver mai collaborato alle indagini. Dalle audizioni è emersa anche la vastità  delle condotte illegali, con oltre 4mila intercettati e vittime di violazioni della privacy a vario titolo. I poliziotti hanno sostenuto soprattutto di non aver indagato perché impegnati in inchieste più importanti connesse all’antiterrorismo o di aver proceduto ad approfondimenti soltanto per personaggi di spicco.
La politica dopo anni di acquiescenza è partita al contrattacco e lo scandalo è riuscito a riunire laburisti, conservatori e liberal-democratici per votare oggi alla Camera una mozione, proposta dal Labour, contro l’offerta di Murdoch per BSkyB. Il voto non avrà  applicazione pratica, ma secondo i parlamentari servirà  a dar voce all’opinione pubblica di cui sono rappresentanti. La commissione cultura della Camera ha inoltre chiesto a Rupert e James Murdoch e a Rebekah Brooks di presentarsi martedì prossimo per riferire sullo scandalo. Ma mentre l’attuale direttrice di News International si è resa disponibile, non c’è certezza che altrettanto facciano i Murdoch.
«Lo squalo» non è ancor intrappolato nella rete, o almeno combatte per liberarsi, visto che ieri News International ha risposto alle accuse di Gordon Brown sostenendo di aver saputo della malattia del figlio dell’ex premier, rivelata poi dal Sunday Times “da una fonte pubblica”. Lungi dal voler smantellare la sezione britannica del suo impero editoriale, come hanno ipotizzato alcuni, Rupert Murdoch starebbe poi riorganizzando le redazioni e la denominazione societaria del sito Sun on Sunday, in previsione di un numero domenicale del tabloid per rimpiazzare il News of the World. E alla maggiore parte dei giornalisti del domenicale al centro dello scandalo è stata offerta la ricollocazione, utile anche a scongiurare azioni legali e vendette.


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