Un pasdaran iraniano a capo dell’Opec

Se le cose andassero come vorrebbe Ahmadinejad, nei prossimi giorni un generale dei pasdaran diventerà  ministro del Petrolio e le Guardie rivoluzionarie iraniane guadagneranno un accesso privilegiato all’Opec proprio mentre le sanzioni occidentali mirano a colpire i loro vertici in quanto strettamente connessi al programma nucleare iraniano. Per la prima volta dopo la rivoluzione islamica, l’Iran detiene infatti dall’ottobre scorso la presidenza del cartello dei paesi esportatori di petrolio, ruolo tanto più cruciale in un momento in cui la crisi economica mondiale e le agitazioni nel mondo arabo rendono il mondo ancora più dipendente dal prezzo del petrolio che l’Opec stabilisce.
Non sempre però in Iran negli ultimi tempi le cose sono andate secondo gli auspici di Ahmadinejad e non è detto perciò che la nomina del generale Rostam Ghassemi, nella lista nera dell’Occidente per quanto riguarda le sanzioni a personalità  del regime per ostacolare il piano nucleare, a ministro del Petrolio verrà  confermata il 2 agosto dal Parlamento. I deputati avevano bocciato due mesi fa il tentativo di Ahmadinejad di assumere egli stesso l’interim del dicastero, in uno scontro che aveva portato alla superficie tutti i contrasti che oppongono oggi i conservatori, e lo stesso Khamenei, al presidente che loro stessi fecero eleggere – o dichiararono eletto – nel giugno 2009. Uno scontro che era solo in una serie di tentativi di Ahmadinejad di accaparrarsi più potere e dei conservatori, ormai palesemente pentiti di aver avallato due anni fa la sua elezione, di bloccarlo.
Le Guardie Rivoluzionarie, 125.000 uomini con truppe di terra, d’aria e di mare, furono create dopo la rivoluzione da Khomeini che non si fidava molto dell’esercito e perciò – nell’intricata mappa dei poteri nella Repubblica islamica – vengono tradizionalmente considerate sotto il controllo della Guida Suprema. In questo caso, la nomina di Ghassemi potrebbe essere considerata un tentativo di Ahmadinejad di calmare le acque e trovare un accordo con Khamenei. Khamenei stesso ha rinnovato in questi giorni l’invito alla riconciliazione: tutti temono la “primavera araba” che non ha ancora bussato alle porte di Teheran.
Ma Khamenei ha anche lanciato un’altra arma a doppio taglio, decidendo di creare un nuovo Consiglio di cinque alti personaggi con l’incarico di ridurre il conflitto tra le varie istanze del regime: una mossa che può esser vista come il tentativo di esautorare definitivamente Ahmadinejad.


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