Caccia del fisco ai beni di lusso nascosti in società

MILANO — Basta fare una ricerca d’archivio con tre semplici parole: società  di comodo. Il risultato è questo: «L’arte di rimpatriare i beni di lusso», «La vergogna dei ricchi», «Frode fiscale per tre milioni di euro», «Fondi neri sul gas», «Maxi truffa telefonica». E si potrebbe continuare così per centinaia di titoli riferiti ad articoli dell’ultimo anno.
Nel 1994 ha aperto gli occhi sul tema pure il nostro ordinamento giuridico, che ha introdotto per la prima volta la disciplina fiscale su questo tipo di società . «Costituite al solo fine di nascondere il patrimonio dei soci» spiegano dall’Agenzia delle Entrate. Facciamo un esempio: ho una villa extra lusso e altri beni come yacht, elicotteri e macchine costose. Anche se sono nella mia disponibilità  e mi appartengono, non li intesto a me ma a una società  non operativa («di comodo»), per pagare meno tasse. Un trucco per tirar fuori dal portafoglio meno soldi possibile.
È su questo tipo di società  che il governo vuole operare una stretta, per sostituire l’indigesto contributo di solidarietà  della manovra di Ferragosto. «Nuove misure fiscali — l’annuncio di ieri dopo il vertice di Arcore — finalizzate a eliminare l’abuso di intestazioni e interposizioni patrimoniali elusive nonché la riduzione delle misure di vantaggio fiscale alle società  cooperative». Dunque meno agevolazioni e più controlli. Roberto Calderoli del resto lo aveva annunciato: «L’idea — spiegava il ministro qualche giorno fa — è quella di individuare alcuni parametri che tratteggiano un tenore di vita medio, per poi andare all’imposizione su quei beni che decisamente lo superano. L’informatica oggi può aiutarci molto, e l’obiettivo è anche quello di smontare tutti quei giochini che si fanno per eludere il Fisco, da certi leasing alle società  di comodo».
Anche se su questo tema, in realtà , le antenne dei funzionari del Fisco sono alzate già  da un po’. Dopo un’anomala tregua normativa, infatti si è intervenuti con più forza e oggi, in base al valore dei beni intestati alle società , l’Agenzia delle Entrate stabilisce in automatico i redditi minimi da dichiarare. Sotto i quali scatta l’accertamento. La regola è sempre la stessa: se la società  ha un patrimonio pari a 100, deve produrre un reddito pari almeno a 30. Se così non è, due sono le ipotesi: o la società  è in perdita — e devi spiegare il perché — oppure serve da «schermo».
Smascherare questi trucchetti, usati generalmente per occultare immensi patrimoni, è una delle operazioni su cui si vuole puntare per recuperare gettito. Difficile per ora capire il «quantum»: «Sulle 63.000 verifiche effettuate presso le aziende nel biennio 2008-2009 — ha però detto ieri sera Stefano Screpanti, capo ufficio tutela Entrate della Guardia di Finanza — solo 204 erano riconducibili a questo tipo di problemi e ci sono stati 37 rilievi per elusione e 4 per abuso di diritto». Ma il peso concreto dell’elusione nei casi scoperti di evasione, ha riferito ancora Screpanti, è basso: «tre miliardi di euro su 50 complessivi nel 2010».
Quanto alle società  usate come paravento per eludere il Fisco, alcune stime parlano di 35 mila imprese. L’operazione contro le società  «involucro» però potrebbe essere solo l’incipit di un più ampio piano antievasione. Che porterebbe a recuperare liquidità , e a girarla, secondo le ipotesi circolate ieri, agli enti locali che con la manovra di Ferragosto si sono visti dimezzare le risorse a disposizione. Il gettito recuperato insomma aiuterebbe a rimpinguare le casse dei Comuni. Casse ormai rimaste a secco, secondo i sindaci di tutta Italia, che ieri sono scesi in piazza a Milano per protestare contro i tagli del decreto del 13 agosto al grido di «Giù le mani dai Comuni».


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