Congelata la rivoluzione del telecomando il Consiglio di Stato decide tra un mese

ROMA – Il telecomando è salvo. Almeno per un mese. Il caos nella numerazione dei canali della televisione digitale è per il momento scongiurato: ieri il Consiglio di Stato ha infatti deciso di accogliere il ricorso d’urgenza dell’Agcom contro la sentenza del Tar del Lazio che venerdì scorso aveva annullato la numerazione automatica dei canali fissata nel 2010 da una delibera dell’Agenzia delle comunicazioni. La sospensione è stata decisa con un decreto presidenziale «in via cautelare» visti «i presupposti della gravità  e dell’urgenza» e per «il rilievo pubblico» della regolazione del settore di radiodiffusione televisiva. L’istanza di sospensiva dovrà  dunque essere affrontata nuovamente in camera di consiglio il prossimo 30 agosto e successivamente il Consiglio di Stato sarà  chiamato a decidere la causa anche nel merito.
Sui nostri telecomandi resta per il momento la numerazione automatica dei canali digitali decisa dall’Agcom, quella fissata dopo una consultazione pubblica di 15 giorni, che il Tar del Lazio aveva giudicato troppo breve rispetto ai canoni fissati dal Codice delle comunicazioni, e attraverso la media di tre graduatorie annuali delle aziende tv locali, classifiche formulate dai comitati regionali delle Comunicazioni attraverso l’analisi di fatturati e organigrammi, altro punto contestato dalla sentenza del Tar del Lazio.
Grande soddisfazione per la decisione del Consiglio di Stato è stata espressa dall’Aeranti-Corallo, l’associazione che riunisce 330 tv locali sulle 580 esistenti in Italia. Il presidente, l’avvocato Marco Rossignoli, ha annunciato che «l’Aeranti-Corallo nei prossimi giorni interverrà  in giudizio per sostenere la legittimità  della delibera 366 dell’Agcom. Il settore televisivo locale è infatti convinto che le graduatorie Corecom, basate sulla media dei fatturati dell’ultimo triennio, nonché sul numero e sulla tipologia dei lavoratori dipendenti delle tv locali, siano idonee a garantire, come richiesto dalla legge, le abitudini e le preferenze degli utenti e costituiscano un criterio oggettivo facilmente misurabile». Il presidente dell’associazione ha sottolineato poi che «un’eventuale nuova regolamentazione in materia, che dovrebbe essere emanata qualora la decisione del Tar del Lazio venisse confermata, comporterebbe tempi di emanazione piuttosto lunghi, con evidente rischio di caos nella ricezione dei programmi tv e di ritardo nel processo di digitalizzazione televisiva nelle dieci regioni dove la transizione deve ancora avvenire».
Anche i responsabili delle tv nazionali tirano un sospiro di sollievo per la sospensiva decisa dal Consiglio di Stato. In una nota firmata da Andrea Ambrogetti, presidente di DGTVi, l’associazione costituita da Rai, Mediaset, Telecom Italia Media, DFree e FRT per lo sviluppo della tv digitale terrestre, si esprime «piena soddisfazione per la decisione del Consiglio di Stato», poi una stoccata verso il Tar del Lazio: «Anche per il futuro ci auguriamo che non siano interventi amministrativi a pregiudicare assetti di sistema costruiti nell’interesse, ancor prima che delle imprese, soprattutto degli utenti e dei consumatori». Ma l’appuntamento per tutti è rimandato al 30 agosto, quando il Consiglio di Stato dovrà  confermare o meno la sospensiva.


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