Da Cameron, «Nessuna pietà »

LONDRA. Il governo inglese non mostrerà  alcuna pietà  per i rivoltosi né è pronto giustificare le violenze di questi giorni con lo spettro dei tagli o con altre motivazioni sociologiche. Anche se «il crimine si verifica sempre in un contesto e non possiamo ignorarlo – è l’unica analisi che il premier David Cameron riesce a elaborare – Non è un problema di povertà , ma di cultura. Per risolverlo abbiamo bisogno di maggior rispetto per l’autorità  e più disciplina nelle scuole».
Nel suo discorso ai membri del Parlamento Cameron ha confermato in pieno la linea dura preannunciata nei giorni scorsi. «Non accetteremo che cose del genere succedano nel nostro paese. Non permetteremo che una cultura del terrore si diffonda per le strade», ha tuonato il primo ministro inglese ai parlamentari rientrati d’urgenza in città .
L’inquilino di Downing street ostenta mano ferma: «La nostra reazione è iniziata», dice, ci vogliono misure speciali, maggiori poteri alla polizia (ma conferma i tagli al budget per la sicurezza) e se necessario anche l’uso dell’esercito. Il deputato laburista Chris Bryant a questo punto gli ha ricordato che quando Winston Churchill mandò le truppe per sedare le rivolte a Tonypandy non fece altro che peggiorare la situazione. «Voi laburisti rifiutate l’idea che la polizia possa essere riformata. Ecco perché il paese non vi ascolta», gli ha risposto secco Cameron.
Tra le misure speciali ne spunta una senza precedenti tesa a limitare e controllare l’uso dei social dei network. «Le violenze cui abbiamo assistito sono state organizzate attraverso i social media. La libera circolazione di informazione può essere utilizzata bene oppure male. Quando qualcuno usa i social media per incitare alla violenza, deve essere fermato. Stiamo perciò lavorando con polizia, intelligence e industria per capire se sia giusto bloccare le comunicazioni attraverso questi siti e servizi, quando sappiamo che si stanno pianificando violenze, disordini e atti criminali», l’idea è questa.
Nel suo discorso, Cameron ha riconosciuto la necessità  di fare chiarezza sulle dinamiche della morte di Mark Duggan, il ragazzo ucciso dalla polizia la cui morte ha scatenato il finimondo, e ha assicurato che l’Independent Police Complaints Commission sta già  portando avanti le dovute indagini: «Tuttavia – aggiunge – quello che ha seguito la veglia di sabato scorso per la morte di Duggan, non ha niente a che vedere con essa. Si è trattato di atti di vera e propria criminalità ». Poi, dopo aver incensato il lavoro eroico delle forze dell’ordine, ha toccato il tasto dolente per il suo governo e per i vertici di Scotland Yard, messi sotto accusa: «Il problema è che all’inizio la polizia ha invece trattato la questione come un problema di ordine pubblico». L’argomento polizia è l’unico che mette un po’ di frizione tra il premier e il leader dell’opposizione Ed Miliband, finora i sintonia con il governo nel condannare duramente le proteste. I laburisti, insieme al sindaco di Londra, il biondissimo conservatore Boris Johnson, chiedono con insistenza di rivedere i tagli governativi alla polizia, visto il maggiore impiego di forze previsto. Ma il primo ministro ha una certezza inespugnabile anche su questo: i tagli non inficeranno affatto l’operato delle forze dell’ordine. Un po’ di pepe Miliband lo ha messo persino nel domandare che le inchieste vengano condotte da organi indipendenti e non dal governo. Ma Cameron lo zittisce: il Ministero degli Interni ha già  avviato la propria inchiesta che seguirà  il suo corso.
Per le vittime dei danni promette risarcimenti, annunciando sconti fiscali per chi è stato colpito e un fondo di emergenza di 10 milioni di sterline per le autorità  locali.


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