Da Rumor a Tremonti 40 anni di condoni nelle casse dello Stato

ROMA — Il massimo condonatore non solo d’Italia ma d’Europa fu, e resta ancora imbattuto, l’imperatore Adriano. Nel 118 dopo Cristo, ricevuto il via libera del Senato pochi mesi dopo il suo approdo al potere, per assicurarsi massima popolarità , proclamò un megacondono da 900 milioni di sesterzi per Roma e province dell’Impero, distruggendo in una notte tutti i documenti che comprovavano gli arretrati dei sedici anni precedenti. Cifra grandiosa, l’equivalente di un anno di raccolta di tributi nell’intero Impero Romano. Infatti seguirono manifestazioni di giubilo nelle piazze e collocazioni di statue a furor di popolo. Immediatamente dopo arrivò la riforma fiscale, i romani furono in seguito assai meno contenti, ma questa è completamente un’altra storia.
Il primo grande, vero condono fiscale della Repubblica italiana risale al 1973, quarto governo Rumor, ministro delle Finanze Emilio Colombo. Era la stagione della crisi petrolifera, il repubblicano Bruno Visentini stava approntando il Testo Unico. Per chiudere i conti col passato in vista delle imposte dirette (nascita dell’Irpef e del sostituto d’imposta) si decise un condono. Per giorni, nel novembre 1973, i giornali si affannarono per giorni a spiegare un concetto allora pressoché sconosciuto («sulla differenza tra imponibile accertato e quello dichiarato si applica una riduzione del 40%…») L’adesione fu entusiastica: sì di 2 milioni e 700 mila tra singoli cittadini e imprese con un introito di 3 mila miliardi di lire di allora, anno in cui il gettito complessivo era di 20 mila miliardi.
Ma cosa spinge un governo italiano a immaginare un condono? La memoria e la dialettica dell’ex esponente socialista Rino Formica, classe 1927, ministro delle Finanze dal giugno 1981 al dicembre 1982 (i due governi Spadolini) e dal luglio 1989 al giugno 1992 (Andreotti VI e VII) sono in ottima forma: «C’è un fatto oggettivo di ordine generale. Dopo cinque anni va in prescrizione la possibilità  dell’accertamento. La capacità  dell’amministrazione, nonostante l’automatizzazione e gli sforzi della Guardia di Finanza, non supera la quota dei cinquecentomila l’anno su 41 milioni. E quindi o si allunga il periodo di accertamento, con altri e diversi problemi. O si ricorre a un condono, che ha anche il pregio di produrre una lievitazione spontanea nelle dichiarazioni successive…»
Formica è il padre del mitico «condono tombale» del 1982, deciso pochi giorni dopo la vittoria della Nazionale di calcio ai campionati mondiali. Era stato appena modificato l’impianto normativo e le cause tributarie pendenti erano sterminate. Ancora Formica: «Un condono fiscale in assenza di una modifica delle regole fiscali non è morale. C’è un problema che investe l’etica pubblica, una sensibilità  sociale molto ampia…» Quale, Formica? «Ma è evidente…. La platea dei contribuenti in Italia è spaccata in due. Da una parte i lavoratori dipendenti pubblici e privati, i professionisti che lavorano per le imprese, che pagano tutto col prelievo alla fonte e non hanno nulla da condonare. E poi tutti gli altri, i “condonabili”. Se tutti i cittadini producessero una dichiarazione spontanea, senza prelievo alla fonte, qualsiasi condono sarebbe popolarissimo. Nelle attuali condizioni, lo è solo per una parte mentre gli altri si sentono defraudati, anzi presi in giro». Una confidenza, una sola? «In quegli anni sollecitai i sindacati a battersi per togliere il sostituto d’imposta ai dipendenti pubblici e privati, ma non ebbi alcun successo…»
L’ex ministro non rinnega nulla: «I due condoni di cui mi occupai avevano le loro ragioni. Nel 1982 c’era il nuovo impianto, con tanto di ipotesi di manette per gli evasori fiscali, poi purtroppo modificato… Nel 1991-1992 c’era la caduta del segreto bancario a fiscali, non era certo un cambiamento da poco». Quindi un condono oggi, senza mutamento delle regole? «Mi pare di aver già  detto prima, a proposito dell’etica, della moralità … Adesso, arrivederci»
Fatto sta che il condono continua a far parte del nostro vocabolario politico-economico. Condono tombale del 1982 (11 mila miliardi nel biennio ’82-’83), condono (edilizio) nel 1985 sotto il governo Craxi con Bruno Visentini alle Finanze, nuovo condono Formica-bis nel 1991-1992 (assai meno brillante dell’altro, 6.500 miliardi), condono edilizio e concordato fiscale nel 1995 sotto il governo Dini (5 mila miliardi di lire).
Infine il condono edilizio e fiscale con Giulio Tremonti sotto il II governo Berlusconi e lo scudo fiscale in vigore dal 2 ottobre 2009 col IV governo Berlusconi. Secondo Fiscooggi.it, rivista online dell’Agenzia delle Entrate, i condoni tra il 1973 e il 2005 avrebbero fruttato complessivamente 26 miliardi di euro. Quanti ne produrrebbe un ipotetico condono 2011-2012?


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