Evasione, lotta solo di facciata si incasserà  meno del previsto

ROMA – La soglia per la tracciabilità  delle transazioni che viene abbassata ai 2.500 euro, sanzioni (modeste) a carico dei professionisti che non emettano le fatture dovute, modifiche degli studi di settori «tese a produrre effetti principalmente in termini di deterrenza». Tutto qua. Con ricavi a dir poco contenuti: in conferenza stampa il ministro dell’Economia Tremonti aveva annunciato che dalla lotta all’evasione fiscale il governo contava di ricavare un miliardo, certo poco rispetto ai 49,4 miliardi totali della manovra. Ma dalla relazione tecnica che accompagna il decreto, emerge una stima di 823,5 milioni di euro in quattro anni (dal 2011 al 2014). Le manovre in passato erano spesso accompagnate da dichiarazioni roboanti su una lotta all’evasione senza quartieri, mai seguite da risultati altrettanto roboanti. Adesso persino i propositi sono sommessi. Anzi, come si legge qua e là  nella relazione tecnica, «prudenziali».
Pd e Idv hanno presentato rispettivamente una loro contromanovra nella quale la lotta all’evasione fiscale ha peso e ampiezza ben più ampi, a cominciare dalla tracciabilità , che per l’Idv dovrebbe essere abbassata a 100 euro, e per il Pd a 1000. Dall’abbassamento della tracciabilità  dei pagamenti in contanti ai 2.500 euro (dai 5.000 attuali), si legge nella relazione tecnica alla manovra, «si stima prudenzialmente che la norma non comporti sostanziali effetti finanziari». Il governo non si aspetta nuove entrate, si ricava dalla relazione tecnica, neanche dalle nuove sanzioni a carico dei professionisti. Che sembrano molto lontane dal costituire un vero deterrente alla mancata emissione delle fatture: nel caso in cui vengano contestate quattro violazioni nell’arco di cinque anni, «è disposta in ogni caso la sanzione accessoria della sospensione dell’iscrizione all’albo o all’ordine per un periodo da tre giorni ad un mese. In caso di recidiva, la sospensione è disposta per un periodo da quindici giorni a sei mesi».
L’esecutivo si attende invece un contributo certo al saldo della manovra dalla riforma degli studi di settori: ai contribuenti, per usufruire dello scudo dagli accertamenti analitico-induttivi del Fisco, viene richiesta la “congruità ” delle proprie entrate effettive rispetto alle tabelle dell’Agenzia delle Entrate su più anni (e non più, come prima, su un solo periodo d’imposta). E questo, spiega la relazione tecnica, dovrebbe «indurre i contribuenti interessati a comportamenti dichiarativi corretti, attesi i possibili effetti anche per l’annualità  successiva». Nuove entrate dovrebbero anche arrivare dalle modifiche degli “indicatori di normalità  economica”. In definitiva: dal maggior gettito Iva nel 2011 dovrebbero arrivare 31,5 milioni, 330 nel 2012 (stavolta da Iva e Irpef), 231 nel 2013 e altrettanti nel 2014. Totale: 823,5 milioni di euro in quattro anni, grazie a dichiarazioni più corrispondenti alle entrate effettive da parte di almeno 220.000 autonomi (nel 2009 hanno applicato gli studi di settore 3,5 milioni di contribuenti, tra imprese e professionisti).


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