I pm accelerano sugli interrogatori Convocati Anemone e l’ex ministro

Perché l’appuntamento con lui è stato fissato al 21 settembre e a questo punto il parlamentare del Pdl dovrà  decidere se presentarsi davanti ai magistrati e parlare — come aveva più volte annunciato di voler fare quando non era ancora stato indagato per finanziamento illecito — o se invece sottrarsi, semmai avvalendosi della facoltà  di non rispondere. Anche tenendo conto che per quella data i pubblici ministeri avranno già  ascoltato la versione di tutti gli altri protagonisti della compravendita e ristrutturazione dell’appartamento con vista Colosseo comprato nel luglio 2004 e pagato un milione e 700 mila euro: 600 mila da Scajola, il resto dal costruttore Diego Anemone, finito sotto inchiesta per essere stato favorito nell’assegnazione degli appalti inseriti nei «Grandi Eventi» grazie alla sua amicizia l’ex provveditore ai Lavori Pubblici Angelo Balducci e dell’ex capo della Protezione Civile Guido Bertolaso.
Si comincia martedì prossimo. Il calendario messo a punto dagli inquirenti della capitale prevede che vengano ascoltati nuovamente i racconti delle sorelle Beatrice e Barbara Papa venditrici della casa, quella dello stesso Anemone, del notaio che si occupò di redigere l’atto. Ma, soprattutto, quello dell’architetto Angelo Zampolini, che proprio da Anemone ebbe l’incarico di trovare una dimora gradita a Scajola, all’epoca responsabile del dicastero per l’Attuazione del programma, di prelevare i soldi in contanti da versare al momento del compromesso e poi gli assegni circolari per la definizione dell’acquisto. Non solo. Fu proprio Zampolini a seguire personalmente il progetto per la ristrutturazione dell’immobile, prevedendo anche la creazione di due nuovi vani con annesso bagno. Circostanze che il professionista ha già  ammesso.
Nel maggio scorso Zampolini, assistito dall’avvocato Grazia Volo, ha patteggiato una condanna a undici mesi per favoreggiamento sfuggendo così alla contestazione di riciclaggio inizialmente ipotizzata dai pubblici ministeri di Perugia. Pesa la sua ricostruzione dei fatti, ma pesa soprattutto quanto è stato scoperto in seguito dagli investigatori perugini che hanno analizzato i computer di Anemone scovando — nel giugno scorso — la lista dei regali e dei favori per i potenti dal 2001 al 2010. Ed è proprio quella contabilità  rimasta sino ad allora occulta, ad aver rivelato come i rapporti tra l’imprenditore e il ministro siano cominciati proprio nel 2001, quando Scajola era il titolare del Viminale. Una realtà  ben diversa da quella raccontata dallo stesso politico del centrodestra che pubblicamente ha sempre cercato di prendere le distanze dall’imprenditore e dai suoi affari, lasciando intendere di conoscerlo appena.
In realtà  risulta che già  dieci anni fa Anemone avrebbe versato soldi all’autista del politico e in seguito avrebbe continuato a occuparsi delle sue faccende domestiche. Sinora il costruttore non ha mai risposto alle domande dei pubblici ministeri nè su questo filone, nè sugli altri episodi di corruzione che gli vengono contestati. Attende l’esito dell’udienza preliminare tuttora in corso a Perugia durante la quale si dovrà  decidere se accogliere la richiesta di rinvio a giudizio per lui e per gli altri funzionari pubblici accusati di aver messo in piedi un «sistema» per pilotare la concessione dei lavori grazie alle procedure d’urgenza che consentono la trattativa privata in cambio di soldi e altre utilità . Ma non è escluso che decida di cambiare strategia di fronte ai magistrati romani, che gli hanno contestato il reato di finanziamento illecito a un parlamentare.
Sono stati gli investigatori del nucleo tributario di Roma a ricostruire i passaggi chiave della compravendita dell’appartamento che affaccia sul Colosseo, evidenziando come i depositi in contanti effettuati sul conto di Anemone seguiti dall’emissione di assegni circolari, rappresentino la prova dell’avvenuto passaggio di soldi. Del resto per ipotizzare questa nuova accusa sarebbero bastati anche gli oltre 200 mila euro in contanti consegnati al momento di «bloccare» l’immobile. E che si tratti di denaro messo a disposizione di Scajola proprio da Anemone lo dimostrano le liste trovate nel computer dell’imprenditore che hanno una dicitura inequivocabile: «Compromesso (200) + agenzia (30) Scaj», ha annotato la segretaria il 19 maggio 2004. Le cifre e il giorno combaciano perfettamente con quanto è già  emerso dai ricordi delle sorelle Papa e di Zampolini. Un racconto che i pubblici ministeri vogliono nuovamente verbalizzare prima del faccia a faccia con il deputato del Pdl.


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