La Francia aspetta il suo ritorno un’incognita per la corsa all’Eliseo

PARIGI – La valigia non è pronta. Anche se tra poche ore Dominique Strauss-Kahn potrebbe tornare a essere un uomo libero, devono passare ancora alcuni giorni, forse settimane, per vederlo salire su un aereo per Parigi. E non solo perché proprio a bordo di un volo Air France è cominciato il suo calvario giudiziario, il 14 maggio scorso. Strauss-Kahn continua a essere prudente nonostante gli ultimi sviluppi dell’inchiesta, tutti a suo favore. «Non vuole rallegrarsi troppo presto» spiega il biografo Michel Taubman che l’ha incontrato a New York durante il weekend. Le grane con la giustizia sono tutt’altro che finite, la causa civile di Nafissatou Diallo è stata già  presentata e anche in patria ci possono essere brutte sorprese.
Gli amici ripetono che Dsk potrebbe rimanere negli Usa ancora qualche giorno. Vuole andare prima a Washington per salutare i suoi colleghi del Fondo monetario internazionale e forse incontrare la donna che ha preso il suo posto, Christine Lagarde. Dall’inizio di luglio, Strauss-Kahn ha ricominciato a muoversi con discrezione all’interno degli Stati Uniti, ha fatto una breve vacanza fuori New York con la moglie Anne Sinclair. Ma più dei suoi spostamenti, sono attese le sue prime parole. Il silenzio dell’ex peso massimo della gauche dura da oltre tre mesi. L’ex favorito alle presidenziali potrà  in qualche modo tornare al centro del gioco politico, condizionando o sbilanciando la campagna elettorale. Strauss-Kahn ha ripreso a scrivere analisi e commenti sulla situazione economica, ha riaperto il filo con i suoi collaboratori. Il suo ancora autorevole parere potrebbe disturbare Nicolas Sarkozy che proprio in questi giorni deve approvare la nuova manovra e finalizzare con Angela Merkel il piano per fermare la crisi del debito nell’Eurozona.
Ma è forse in casa socialista che il ritorno di Dsk rischia di essere dirompente. A qualche settimana dalle primarie che dovranno designare il candidato all’Eliseo, l’ex direttore del Fmi è già  diventato il convitato di pietra nel dibattito interno al partito. Tutti i leader dovranno adesso fare i conti con un fantasma che molto presto si materializzerà . «Non ho mai indirizzato il mio percorso guardando alla situazione di questo o di quello» ha commentato ieri Franà§ois Hollande, diventato favorito nei sondaggi dopo la repentina uscita di Dsk. La sua rivale, Martine Aubry, è sembrata più ottimista. «Lasciamo che Dominique attenda le decisioni della giustizia. Dopo si esprimerà » ha spiegato il Segretario del Ps, aggiungendo sibillina: «Di certo avrà  qualcosa da dire sul futuro del nostro paese».
Dopo lo tsunami venuto da New York – così l’hanno definito i socialisti – la prudenza è d’obbligo. I problemi giudiziari continueranno ancora a perseguitare Dsk, così come la sua reputazione di presunto molestatore. La procura di Parigi sta indagando sulla denuncia della giornalista francese Tristane Banon, che ha accusato Dsk di averla aggredita sessualmente nel 2003. Secondo alcune indiscrezioni, i magistrati non avrebbero trovato sufficienti riscontri alla versione della donna e sarebbero orientati per l’archiviazione. Ma intanto l’offensiva della cameriera del Sofitel, dopo questa prima sconfitta, ha già  valicato l’Atlantico. Kenneth Thompson ha spedito a Parigi il suo collega Douglas Wigdor per raccogliere informazioni su altre vittime francesi. Ce ne sarebbero «tante», dice lui, già  contattate, che potrebbero testimoniare in sede civile. Wigdor ha già  prenotato una sala all’Hotel Royal Monceau dove oggi terrà  una presumibilmente affollata conferenza stampa per rilanciare le accuse. Il circo mediatico-giudiziario su Dsk non è ancora finito, anzi.


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