L’armata rosa del popolo Pechino riscopre Mulan

PECHINO. Riarmo rosa. Per ritornare una superpotenza militare la Cina si affida alle donne. È l’effetto Mulan, il cartoon più amato in Asia. Le bambine sognano la divisa e un giorno di gloria, come l’eroina disneyana capace di respingere i mongoli dal palazzo imperiale di Pechino. Propaganda nazionalista, mobilitata nell’esaltazione del dovere di difesa della patria. I numeri però non mentono: negli ultimi cinque anni le donne dell’armata di liberazione del popolo sono quasi triplicate e tallonano ormai le soldatesse degli Usa. L’America conserva il record delle stellette al femminile: 14,5% degli effettivi militari, quasi il 20% nella riserva della Guardia nazionale. La Cina però rimonta, come in ogni campo: 13,2% di professioniste, addirittura 25% nei reparti speciali.
La seconda potenza del mondo si affida così a un’armata rosa. Fino agli anni Novanta le caserme erano rigorosamente maschili e Pechino, per non perdere la faccia, assegnava un numero simbolico di donne ai servizi medici, o agli uffici. Tecnologia e scienza rivoluzionano ora gli arsenali e anche la guerra diventa un gioco per signore. Freddezza e precisione sostituiscono forza e coraggio e una premurosa madre di famiglia può essere un soldato migliore di un avventuroso mercenario senza nulla da perdere.
La Cina abbatte dunque anche l’ultima barriera: per la prima volta nella storia dei conflitti hi-tech apre un’unità  missilistica riservata alle donne e mette una signora al comando di una nave militare da 14 mila tonnellate. Delusi gli scettici, convinti che gli scontri debbano restare una questione da maschi: in Cina le ragazze assediano i test per l’accademia militare, stravincono le selezioni e si accingono a dominare, dopo il business, anche la sicurezza nazionale. «Per affidabilità  e velocità  di ragionamento – dice Yao Yunzhu, direttrice del dipartimento ricerca dell’esercito – sono imbattibili. Se azioni armi elettroniche, o con effetti devastanti, non puoi sbagliare nemmeno un gesto su centomila. I maschi sono fisicamente più forti, ma più impulsivi. Per i nuovi sistemi di difesa, mente e psicologia sono più importanti: per questo sono le donne i soldati del futuro».
La Seconda Forza d’Artiglieria è l’icona della nuova “armata rosa del popolo”: 31 soldatesse e 4 ufficiali specialiste nel lancio dei missili, sia atomici che convenzionali, età  media 23 anni, tutte laureate nelle migliori università  del Paese. Durante sedici mesi di corso hanno sbaragliato la concorrenza dei maschi: in simulazioni ed esercitazioni hanno sorpreso tutti, ottenendo sempre i punteggi migliori. «Non sono affatto i “fiori delle forze armate” – dice Chen Zhou, autore del libro bianco sulla difesa nazionale – ma soldati d’élite perché più adatte ai nuovi sistemi di guerra. Non c’entra il genere, ma le capacità ».
Un’altra lunga marcia, in Cina. Le prime donne soldato hanno esordito negli ospedali nel 1927. Mao Zedong ha aperto loro le porte dell’aviazione nel 1952, meravigliandosi poi di quanto volassero alto sopra piazza Tiananmen. «Le ragazze non sono semplici – esclamò durante una parata del primo ottobre – guardate come si spingono oltre le nuvole». Il boom, nell’ultimo decennio. Nella marina ha fatto irruzione il primo corpo femminile di marines e due anni fa 16 donne pilota hanno preso la cloche dei caccia bombardieri. Esercito, aviazione, marina e artiglieria: la Cina, dal fondo classifica, è balzata nel gruppo di comando delle nazioni con una difesa in rosa. Un sondaggio rivela che le cinesi amano la divisa perché «è un posto sicuro, ben pagato, di prestigio e utile alla patria». Lo scelgono dopo una laurea scientifica e puntano al comando dei sistemi più sofisticati. Secondo l’ultimo rapporto sulla difesa, la nomina della prima donna generale potrebbe essere questione di settimane e gli analisti prevedono che entro il 2020 gli snodi strategici dell’Armata di liberazione del popolo saranno esclusiva degli ufficiali femmina. «Anche il loro fisico – dice Hu Huaiyu, commissario politico di reggimento – sta cambiando. Reggono gli allenamenti più duri, corrono dieci chilometri al giorno e la sera, dopo le sedute con i pesi, le loro mani non tremano più». Testa e braccia, ma nella nuova Cina delle donne soldato anche il cuore conta. Come quello di Chen Qin, prima comandante di lanciamissili. Il 12 maggio 2008 è stata l’unica della famiglia a sopravvivere al terremoto nel Sichuan. Suo fratello, tenente in licenza, è sparito sotto una frana. Ha preso lei il suo posto: soldatessa alla memoria, come Fa Mulan, guerriera nel nome del padre.


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