Nel Pdl rispunta il condono “tombale”

ROMA – «L’ultimo. Tombale. E poi introdurre il reato di evasione». Giuseppe Centrella, segretario dell’Ugl, rilancia le parole magiche: condono fiscale. Non è il solo e nelle ultime, febbrili, ore per cambiare la manovra a saldi invariati la formula spunta di prepotenza sul tavolo di Alfano, segretario del Pdl, e di Alberto Giorgetti, sottosegretario all’Economia.
Il primo condono tombale, varato dal governo Berlusconi nel 2002, portò nelle casse dello Stato 20,8 miliardi (sui 25 previsti), preceduto e seguito negli anni da tre scudi per i capitali. Un buon auspicio per il secondo, che potrebbe arrivare ora. C’è tempo fino a lunedì 29 agosto alle ore 20, per depositare gli emendamenti. Il tempo stringe.
Una proposta in realtà  già  esiste. Riguarda 4 anni fiscali, dal 2006 al 2009, ed è a firma dei deputati Pdl Antonio Mazzocchi, questore della Camera, e Amedeo Laboccetta, membro della commissione Bilancio. «In Italia ci sono due milioni tra commercianti, artigiani e professionisti che si trovano in contenzioso col fisco o in posizione di evasione parziale o totale», e dunque da invogliare. «Il condono tombale porterà  oltre 35 miliardi», è la stima. «Da utilizzare per le famiglie numerose, per alleggerire il contributo di solidarietà  e combattere l’evasione», dicono. E poi, dopo, inasprire le pene: «Abbassiamo la soglia a 50 dai 100 mila euro per la dichiarazione di redditi o Iva infedele. E a 20 dai 77 mila se omessa. Poi alziamo il carcere da 2 a 5 anni. Oggi è da 1 a 3», suggeriscono. «Chi aderisce al condono tombale inibisce l’esercizio dell’azione accertatrice e dell’eventuale azione penale quando i tributi evasi superano la soglia di rilevanza penale, oggi fissata a 103 mila euro o 77 mila», a seconda dei casi, è il regalo. Renata Polverini, governatore della regione Lazio, si spinge anche oltre nelle stime, proponendo «un ultimo, definitivo, condono fiscale dal quale reperire non meno di 50 miliardi».
Al di là  degli incassi ipotizzati, la misura non è peregrina. Un piccolo condono, quello sui contenziosi, è inserito nella manovra di luglio. Funziona così: il contribuente che ha vinto in uno dei gradi di giudizio con il fisco, può chiudere la lite versando il 10% dell’imposta evasa. Se non ha vinto, il 50%. Se la pronuncia del giudice deve arrivare, il 30%. Unico limite: un debito fiscale non superiore ai 20 mila euro. Questa soglia – un’ipotesi rispolverata ora – potrebbe scomparire e le due percentuali maggiori dimagrire.
 


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