Obama telefona alla Merkel “Azione concertata contro la crisi”

New York- “Azione concertata” tra le due maggiori economie occidentali: è il tema affrontato ieri nella telefonata tra Barack Obama e Angela Merkel. Una conversazione che ha captato l’attenzione: perché il presidente degli Stati Uniti in pieno assedio dell’uragano Irene, e di sabato, ha ritenuto indispensabile sentire la cancelliera tedesca? Un gesto significativo anche perché tra i due leader è la terza telefonata in un mese. Inevitabile che a Washington e in altre capitali nasca il sospetto di un nuovo “direttorio” a due, tra la maggiore economia mondiale e il paese-leader dell’eurozona.
Nell’agenda della conversazione di ieri sera figuravano «la crisi dell’eurozona, i recenti sviluppi sui mercati finanziari, la necessità  di sostenere la crescita e l’occupazione anche attraverso azioni del G20». Per quanto riguarda i segnali venuti dai mercati finanziari, Obama è di nuovo preoccupato per la possibilità  di un contagio europeo. Superata la crisi del downgrading degli Stati Uniti (più artificiosa che reale), è ancora dalla Grecia che sono partite le ultime convulsioni di sfiducia, fino a contagiare Spagna, Italia, Francia. Giovedì per un attimo si era diffusa perfino la voce (poi smentita) di un declassamento del rating della Germania: che ovviamente sarebbe stato provocato non da difficoltà  finanziarie di Berlino bensì dai costi dei salvataggi di paesi più deboli. Ma l’altro problema che improvvisamente ha creato un “sentire comune” tra Obama e la Merkel è il rischio recessione. Fino a pochi giorni fa sembrava che il “double dip” (doppio tuffo o ricaduta nella de-crescita) fosse uno scenario d’attualità  per gli Stati Uniti e per i paesi periferici dell’eurozona. L’improvvisa fermata dell’economia tedesca, con il Pil che ormai cresce appena dell’1%, ha dato una dimensione completamente nuova all’allarme recessione. E’ chiaro adesso che neanche un’economia modello come quella tedesca riuscirà  a cavarsela, se non tira la domanda nei suoi mercati di sbocco. Un segnale equivalente è venuto con le prime difficoltà  del Brasile, altro “miracolo” che perde colpi se i suoi mercati d’esportazione si rattrappiscono. La telefonata Obama-Merkel è anche una risposta alla dura requisitoria sul “vuoto politico” lanciata dal presidente della Federal Reserve Ben Bernanke venerdì nel suo discorso a Jackson Hole. Pur lasciando aperto uno spiraglio per futuri interventi d’emergenza della Fed se l’economia americana dovesse ricadere in recessione, Bernanke ha denunciato l’assenza di risposte dei governi. Più della politica monetaria, ha detto il banchiere centrale Usa, in questa fase latitano i sostegni alla crescita dalle politiche di bilancio. La sua tesi: anziché tagliare ciecamente i deficit pubblici, i governi dovrebbero operare manovre credibili su due tempi, con stimoli immediati all’occupazione, seguiti dal risanamento delle finanze statali a ripresa avvenuta. Obama ci proverà  dopo la festa del Labor Day (5 settembre) proponendo una nuova manovra per creare lavoro. Ma di fronte all’ostruzionismo della destra ha bisogno di una sponda estera, ed è a Berlino che la cerca con un’insistenza ormai sistematica.


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