Ore 17.05, l’indice di Milano va in tilt

MILANO — È durata appena qualche decina di minuti, ieri mattina, la speranza che la Borsa potesse restare in piedi e guadagnare, insieme con il resto dell’Europa. Poi tutto è precipitato, sia per il mancato intervento della Bce sui titoli di Stato italiani e spagnoli sia per la negativa apertura di Wall Street. E Piazza Affari, molto più che il resto d’Europa, si è ritrovata a vivere una delle sedute più drammatiche degli ultimi mesi, con 13 dei 40 principali titoli sospesi per eccesso di ribasso. Per di più, nell’ultima ora e mezzo, senza la bussola dell’indice principale, il Ftse Mib: un guasto tecnico causato «da ritardi nella distribuzione dei dati attraverso alcuni canali di informativa» (questa la spiegazione ufficiale di Borsa Italiana, diffusa dopo le 20) ha reso impossibile fino alle 19 il calcolo del paniere delle prime 40 società  quotate sul listino, anche se i singoli titoli sono stati scambiati regolarmente.
Un guasto, su cui indaga anche la Consob, che peraltro ha riguardato anche Parigi, Amsterdam, Lisbona e Bruxelles (il circuito Nyse-Euronext). Alla fine il crollo di Milano è stato del 5,16%a 16.128 punti (sui livelli di inizi 2009), pari a oltre 18 miliardi di controvalore andato in fumo, con società  che hanno bruciato anche il 10%come Fiat e Intesa Sanpaolo o oltre il 9%come Unicredit e Fiat Industrial. Eppure in mattinata i segnali positivi c’erano stati tutti: i titoli di Stato stavano guadagnando terreno rispetto ai più solidi Bund tedeschi (con il differenziale, il cosiddetto spread, assottigliatosi a circa 358 punti base, cioè il 3,58%), e le azioni dei principali gruppi, a cominciare dai bancari, trainavano Piazza Affari a +1,8%.
Poco dopo le 10 però le vendite hanno cominciato a colpire tutta l’Europa e Milano in particolare, mentre gli spread fra i Btp italiani e i Bund schizzavano anche verso quota 390. Una discesa continua per tutta la prima parte della giornata: alle 13.30 Milano era la peggiore d’Europa a -2,24%, mentre le altre piazze resistevano in attesa delle parole del numero uno della Banca centrale europea (Bce), Jean-Claude Trichet. Finivano sospese Unicredit, Azimut, Lottomatica, Exor, Fiat, trattate con aste di volatilità  e vendite al meglio, evidenti segnali di nervosismo. Ma il segnale arrivato da Francoforte nel pomeriggio peggiorava solo la situazione: «C’è stata una forte debolezza prima sugli azionari e poi sugli obbligazionari dopo il meeting della Bce» , spiega Luca Cazzulani, analista di reddito fisso di Unicredit. «Trichet da un lato ha fatto capire di essere intervenuto acquistando titoli di Stato irlandesi e portoghesi ma non, come invece i mercati si attendevano, di Italia e Spagna. Dall’altro ha mandato segnali cauti circa l’andamento della situazione internazionale» .
 Le parole del premier Silvio Berlusconi, attorno alle 14.30, che le Borse «come gli orologi rotti» due volte al giorno segnano l’ora esatta avrebbero dovuto spingere all’ottimismo ma non venivano tenute in considerazione. Il crollo continuava sempre più accentuato. Fino alla beffa del black out sui dati. Alle 15.38 Borsa Italiana segnalava «difficoltà » negli aggiornamenti dei prezzi; dopo oltre un’ora a singhiozzo, alle 17.05 la resa: «Il valore dell’indice Ftse Mib non è diffuso» .
Chi ci ha perso? Non tanto gli operatori professionali, in grado di calcolarsi da soli gli indici, quanto gli investitori retail, specialmente sugli Etf, i titoli che replicano l’indice. Che non sapevano a che prezzo vendere o comprare.


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