Piazza listata a lutto e sindaco sotto assedio a Parma torna la protesta degli “indignados”

PARMA – Fa un po’ paura, questa città . E non per il «funerale» del sindaco e della giunta comunale che parte dal municipio e attraversa la piazza e le strade del centro. Non per le grida, i cartelli, la rabbia degli «indignados». Parma fa paura perché sembra raccontare, in anteprima, ciò che potrà  succedere in altri pezzi d’Italia. La crisi divora i bilanci e il futuro delle famiglie e la «politica», invece di affrontare la realtà  con coraggio, si blinda nel palazzo per mettere le mani sugli ultimi brandelli di soldi e di potere. «Non abbiamo nessuna intenzione di togliere il disturbo», annuncia il vicesindaco Paolo Buzzi in Consiglio comunale, a fianco di un sindaco sempre più muto. E da sotto, dal grande portico del Grano, arrivano gli echi di un altro mondo. «Parma libera. Dimissioni. Ve ne andate o no ve ne andate sì o no…».
Non è difficile trasformare un municipio in una fortezza. Si chiude il «Centro servizi al cittadino» e dentro si mettono i poliziotti in tenuta antisommossa. Si nascondono scudi e caschi dei carabinieri – pronti all’uso – nella reception del Comune, si piazzano le transenne, si chiedono i documenti a chiunque voglia assistere al Consiglio. Ma gli «indignados» non hanno nessuna intenzione di dare l’assalto al castello. Hanno portato una piccola bara di compensato, con la scritta «Parma, un modo di vivere», che era lo slogan elettorale del sindaco Pietro Vignali. Ci sono i ceri e anche le «vedove», che fingono di piangere poi scoppiano a ridere. «È mancato all’affetto di ignari cittadini il Comitato d’affari del Comune. Siete pregati di lasciare tutti le vostre poltrone».
Sali lo scalone del palazzo ed entri in un altro mondo. Si debbono tagliare 5,5 milioni alla spesa corrente e altri 9,5 agli investimenti. Il Comune, con 636 milioni di debiti, è sull’orlo del crac. Undici fra dipendenti del Comune e imprenditori sono in carcere, accusati di corruzione e concussione. Due assessori, per lo scandalo, si sono dimessi e altri quattro hanno annunciato di farlo oggi poi ci ripensano e si prendono altre 24 ore, prima di lasciare la poltrona ma non la maggioranza. Eppure nell’antica aula consiliare si parla d’altro. La guerra in Libia, la giornata dei giovani cattolici a Madrid, un’area per i camper, la schiuma nel torrente Parma… Come a teatro, ognuno recita la sua parte. Sullo scanno più alto, il presidente del Consiglio, Elvio Ubaldi, l’ex sindaco che nel 1998 con la sua lista civica strappò la città  al Pci. «Signori consiglieri, ora si discute l’interpellanza…». Entrando a palazzo, prima dell’arrivo degli «indignados», aveva però parlato chiaro. «Sono terribilmente pentito di avere indicato Vignali come sindaco. Non è possibile continuare così. Parma è una città  in sofferenza, che assiste in parte perplessa e in parte arrabbiata. Sì, ci sono le proteste, ma gran parte della popolazione non fa nulla. Assiste e aspetta». Che cosa? «Circolano le voci. Aspetta nuovi interventi della magistratura».
Il sindaco risponde a due interpellanze ma non dice nulla del proprio futuro. Sempre più solo (la Gazzetta di Parma, dell’Unione industriali, l’ha definito un «dead man walking», un morto che cammina, non a causa dei debiti ma dell’«ingordigia di una banda di ladri di polli») sembra pensare ad altro, ai bei tempi in cui faceva pubbliche relazioni soprattutto per le discoteche. Vuole arrivare ad ogni costo alle elezione del 2012, anche se non si ricandiderà . Deve rispettare gli impegni presi, a costo di trasformare in un mini G8 ogni riunione del Consiglio comunale. Intanto, nella città  che ha speso 180.000 euro per mettere una fila di rose sul Lungoparma – ma nessuno le ha mai viste – con le variazioni di bilancio si tagliano 1.750.000 euro al welfare, 420.000 alla cultura, 215.000 allo sport, 1.247.000 alle famiglie…
Gli «indignados» sono ancora oltre le transenne, nel portico del Grano. «Non ci interessa – grida Andrea Bui, del comitato La Piazza che unisce tutti i gruppi della rivolta alla parmigiana – se il sindaco si dimette oggi o fra qualche giorno. Oggi è comunque finito un certo modo di amministrare la cosa pubblica e non potrà  risorgere. Hanno dato soldi agli industriali fino a quando i soldi sono finiti, hanno dato l’assalto anche all’ultima diligenza… E adesso vorrebbero restare in sella per gestire la crisi, dimenticando che solo l’anno scorso hanno speso milioni per illustrare a mezzo mondo, al teatro Regio, il “modello Parma”».
Parte il corteo del «funeral day». Settecento persone, secondo la polizia. «Ubaldi e Vignali, servitori di palazzinari». «Parma da città  dei cantieri a cimitero dei cantieri». «Dimissioni, vergogna…». Un grido davanti al Regio. «Aridatece la Dc e i socialisti». Sotto il Comune fino a notte. Forse ci sarà  un altro Consiglio, la prossima settimana. Ma «circolano le voci», quelle ascoltate anche dall’ex sindaco Ubaldi. Raccontano che presto la magistratura metterà  fine alla recita nel Palazzo blindato.
(ha collaborato Francesco Nani)


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