“Fatti gravi di corruzione, ma prescritti” il Gip: Penati non può essere arrestato

MILANO – Gli episodi di corruzione sono «numerosi e gravissimi», le tangenti sono state pagate a milioni, ci sono «gravi indizi di colpevolezza» e anche le «esigenze cautelari». Ma a salvare dal carcere l’ex sindaco di Sesto ed ex presidente Pd della Provincia di Milano, Filippo Penati, e il suo capo di gabinetto Giordano Vimercati è la prescrizione, perché le tangenti dell’imprenditore Giuseppe Pasini per gli appalti sulle ex aree Falck e Marelli e dell’altro grande accusatore Piero Di Caterina, sarebbero state pagate fino al 2002.
Il gip di Monza Anna Magelli ha lasciato Penati in libertà , ma ha accolto invece la richiesta dei pm Walter Mapelli e Franca Macchia per altri due indagati, l’ex assessore all’Edilizia Pasqualino Di Leva e l’architetto Marco Magni, indagati per episodi di corruzione più recenti, relativi ad autorizzazioni edilizie a Sesto San Giovanni. Per il gip possono ancora commettere reati. A salvare invece Filippo Penati, fino a nove mesi fa capo della segreteria di Pierluigi Bersani, e il suo braccio destro Giordano Vimercati è la decisione del gip di derubricare il reato di corruzione – ipotizzato dalla procura – in concussione, con un conseguente riduzione dei termini di prescrizione. Le tangenti sarebbero frutto di un accordo con i costruttori, non di un ricatto. In più, per il gip non è provato che la caparra della finta vendita immobiliare tra Bruno Binasco, manager del gruppo Gavio, e Piero Di Caterina sia un rimborso di Penati per precedenti finanziamenti al partito, il Pd.
Nonostante questo, l’impianto accusatorio è confermato: per il tribunale, le dazioni ci sono state. «Che Penati abbia chiesto a Pasini il pagamento di una tangente di venti miliardi di lire è circostanza che emerge da plurime dichiarazioni convergenti» scrive il gip Magelli. Per la procura gli arresti di Penati e Vimercati, chiesti lo scorso 24 giugno, erano necessari dopo «attività  di inquinamento istruttorio», dopo che nei mesi scorsi l’ex sindaco di Sesto ha chiesto e ottenuto un incontro con il suo accusatore Giuseppe Pasini, e Vimercati avvisa diversi indagati e soggetti vicini alle indagini di «telefoni sotto controllo». Una fuga di notizie che poteva pregiudicare il buon esito delle indagini.
Nelle telefonate intercettate dal Nucleo di polizia tributaria di Milano tra Penati e Di Caterina, il gip riconosce una «perdurante disponibilità , anche in epoca recente, da parte di Penati a intervenire nell’interesse di Di Caterina, per soddisfarne le richieste presso i pubblici amministratori». La Caronte, l’azienda degli autobus di Di Caterina, ha difficoltà  in alcuni comuni della provincia e l’imprenditore «minaccia di rivolgersi alla procura. Penati – ricostruisce il gip – rassicura il suo interlocutore dicendogli: “adesso io, adesso io, comunque la chiamo”, anche se precisa, con riferimento al sindaco di Cinisello, che “nessuno la governa, ti posso garantire che nessuno, che nessuno..”.
«Si sgretola e va ulteriormente in pezzi la credibilità  dei miei accusatori», è il commento di Filippo Penati, che è consigliere regionale Pd, alla decisione del gip di Monza. «Nei giorni scorsi – ha aggiunto – erano già  apparse evidenti le contraddizioni e l’infondatezza delle ricostruzioni dei fatti unilaterali e falsi dei due imprenditori inquisiti, che sono il pilastro su cui si regge l’impianto accusatorio. Ora anche il gip ne ha riconosciuto l’inattendibilità , smentendoli nei fatti. Continuo a ribadire la mia totale estraneità  ai fatti che mi sono addebitati».


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