“L’allarme ignorato per due giorni” e Frattini protesta con l’Alleanza

PALERMO – Corpi di donne e bambini in mare, centinaia di migranti stremati a contendersi un ultimo sorso d’acqua, uomini che si gettavano in mare nel disperato tentativo di raggiungere le zattere lanciate dall’unica imbarcazione fermatasi a soccorrerli ma poi sparita nella notte. Tutto nell’indifferenza generale delle imbarcazioni che incrociavano in quel tratto di Canale di Sicilia ancora molto lontano da Lampedusa e fuori dalle acque territoriali italiane.
Dal rimorchiatore cipriota che aveva avvistato i profughi già  mercoledì era partita la richiesta di aiuto. Segnalazione a tutte le autorità  presenti in zona, a cominciare dalla Nato che monitora ogni movimento tra Nord Africa e Italia. A 27 miglia una nave dell’Alleanza atlantica ha risposto con un secco no che, per l’ennesima volta, ha mandato su tutte le furie il ministro dell’Interno Maroni che ha chiesto ai colleghi della Difesa La Russa e degli Esteri Frattini di avanzare una formale protesta nei confronti della Nato. Rimostranza che è puntualmente arrivata. La Farnesina ha chiesto formalmente spiegazioni all’Alleanza: «Se le circostanze fossero confermate si tratterebbe di un fatto molto grave».
Racconta il capitano di vascello Vittorio Alessandro: «Il rimorchiatore aveva già  girato a tutti la richiesta di aiuto mercoledì, noi non potevamo intervenire perché l’imbarcazione con i profughi era in acque libiche e ci sentivamo rassicurati dalla presenza del rimorchiatore in una zona in questo momento rigidamente pattugliata. Solo ieri mattina, quando abbiamo ricevuto l’autorizzazione, siamo partiti». Da Lampedusa, il comandante della Capitaneria di Porto Antonio Morana aggiunge: «L’emergenza è stata gestita direttamente da Roma. Noi abbiamo ricevuto l’ordine di far uscire le motovedette alle dieci di ieri. Il barcone con i profughi era a 90 miglia, ci abbiamo messo più di quattro ore a raggiungerli. Qualche genere di prima necessità , acqua, pane era stato gettato loro da un rimorchiatore cipriota e poi da un elicottero partito in mattinata da Catania, ma entrambi avevano dovuto desistere perché i movimenti dei migranti che si gettavano in mare o si aggrappavano al cestello mandato giù dall’elicottero con i generi di conforto rischiava di far capovolgere la barca con un bilancio ancora peggiore. In zona abbiamo visto indumenti, forse anche corpi galleggiare ma siamo dovuti rientrare velocemente a Lampedusa perché le condizioni dei sopravvissuti erano tali da necessitare di cure mediche urgenti».
Dure le reazioni politiche. Dice il presidente dei senatori leghisti Federico Bricolo: «La Nato deve capire che non è lì solo per bombardare le città  libiche. Diventa prioritario che, in ottemperanza del mandato ricevuto, blocchi le imbarcazioni in partenza da quelle coste e le rimandi indietro per evitare le troppe morti alle quali stiamo assistendo». E il presidente nazionale dei Verdi Angelo Bonelli chiede la convocazione immediata del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. «Nel Mediterraneo si sta consumando una strage di vite nella totale indifferenza della politica, a tutti i livelli».


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Le tre violazioni americane

Mi duole dirlo perché, come molti lettori di Repubblica, ritengo che gli Stati Uniti siano una grande democrazia dotata di alcune ottime istituzioni e che molti politici e intellettuali statunitensi abbiano tanto da insegnarci, a noi europei. Mi duole dirlo, ma l’uccisione di Bin Laden ha costituito una seria violazione di almeno due di tre principi etico-giuridici fondamentali.

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