“Niente scontri di civiltà , pensare al futuro” ecco l’11 settembre politicamente corretto

La Casa Bianca ha diffuso due circolari in vista del decimo anniversario dell’attentato alle Torri Gemelle. Evitare il patriottismo, parlare di tragedia globale, vietate le gaffe con gli stranieri. È il decalogo di Obama  

FEDERICO RAMPINI - la Repubblica Sergio Segio • 31/8/2011 • Internazionale • 128 Viste

 

NEW YORK. «Ricordiamo che l’11 settembre nelle Torri gemelle morirono cittadini di 90 nazioni. Che da allora il terrorismo ha fatto stragi in ogni parte del mondo. Citiamo il meno possibile Al Qaeda». Ecco i consigli su come celebrare il decimo anniversario, politically correct. Firmati: Barack Obama. Fra dieci giorni la tragica ricorrenza vedrà  impegnato il presidente e tante altre autorità  americane, qui negli Stati Uniti e all’estero. Obama vuole evitare eccessi di patriottismo, gaffe verso i popoli stranieri, forzature che potrebbero trasformare la ricorrenza in un autogol per gli interessi strategici e la sicurezza dell’America. Ecco perciò i “consigli per l’uso”, diramati in due circolari della Casa Bianca: una rivolta a tutte le autorità  federali impegnate nell’evento; l’altra alle ambasciate e consolati Usa nel mondo.
La preoccupazione principale: «Il tono della narrazione deve essere positivo e deve proiettarci verso il futuro», si legge nel documento della Casa Bianca. Inoltre andrà  sottolineato che l’11 settembre «non fu solo una tragedia nostra». Obama ricorda quanto fu vasta e profonda la solidarietà  internazionale verso le vittime di quell’attacco; e quanto rapidamente venne dilapidata dagli errori successivi: le bugie su Saddam Hussein, la guerra in Iraq, gli abusi contro i diritti umani ad Abu Graib. Il patrimonio di simpatia, simboleggiato dal celebre titolo di Le Monde “Siamo tutti americani”, durò poco e presto subentrarono nuovi risentimenti. «Durante le celebrazioni – avverte Benjamin Rhodes che è consigliere del presidente per la sicurezza nazionale – dovremo rivolgerci ad un ampio ventaglio di audience, l’anniversario le riguarda tutte». Il decalogo delle regole da seguire è particolarmente dettagliato nella versione recapitata alle ambasciate. «Quel giorno – si legge nel documento inviato ai diplomatici Usa – noi commemoriamo i cittadini di oltre 90 nazioni che morirono negli attacchi dell’11 settembre. Onoriamo e celebriamo la resistenza di famiglie e comunità  su ogni continente, a New York e Nairobi, Bali e Belfast, Mumbai e Manila, Lahore e Londra”.
L’elenco dei luoghi citati è tutt’altro che casuale. Vi figurano tutte le città  che prima e dopo l’11 settembre hanno subito gravi attacchi terroristici. Ne fanno parte le capitali di paesi storicamente alleati nella Nato (Inghilterra, Spagna), potenze emergenti in prima fila nella lotta al terrorismo come l’India, grandi nazioni islamiche come Indonesia e Pakistan. Essenziale è ricordare che tanti altri popoli hanno versato e continuano a versare pesanti tributi di sangue; perché il decennale non si riduca in un’esibizione di patriottismo a stelle e strisce. Evitando di dipingere l’11 settembre come una “tragedia americana”, si può valorizzare il contributo dato da tante nazioni alleate nella lotta al terrorismo. La direttiva di “minimizzare i riferimenti ad Al Qaeda” nasce da un’altra considerazione. A dieci anni dall’attacco che fu voluto da Osama Bin Laden, la Casa Bianca potrebbe menar vanto perché l’uccisione di Bin Laden è avvenuta sotto questa Amministrazione mentre era sfuggita a George Bush. Ma il tema del castigo, della vendetta o della “missione compiuta”, è fuorviante in una fase in cui varie popolazioni islamiche lottano per la libertà , e Al Qaeda è apparsa irrilevante nella “Primavera araba”. E’ più importante quindi sottolineare com’è cambiato il vento rispetto al 2001: «Al Qaeda rappresenta il passato, i pacifici manifestanti di Tunisi e del Cairo rappresentano il futuro».
Lo stesso spirito ha spinto Obama a prendere quella che qui a New York è la decisione più controversa: a Ground Zero la celebrazione avrà  un carattere laico, senza il coinvolgimento ufficiale di autorità  religiose. Molte chiese hanno già  protestato. La preoccupazione del presidente è evitare di rievocare i toni da crociata e lo spirito dello «scontro tra civiltà » che prevalsero per gran parte della presidenza Bush. Infine, c’è la raccomandazione a esercitare la massima vigilanza: perché per quanto questa America si sforzi di celebrare il decennale in modo “inclusivo”, sarà  fortissima la tentazione di organizzare «attentati terroristici proprio attorno all’anniversario». Anche su questo pericolo l’Amministrazione Obama non vuole essere unilaterale, memore di Oklahoma City e di Oslo ricorda che gli attacchi possono essere «di matrice internazionale o domestica».

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