Quell’isteria collettiva che mina le basi del diritto

Adesso non più.All’inizio di questa settimana due giovani sono finiti in carcere per quattro anni per aver utilizzato Facebook per fomentare i tumulti. Uno di loro, Jordan Blackshaw ha 21 anni e ricorrerà  in appello contro la sentenza. In un altro caso, David Beswick, di 31 anni, è stato condannato a 18 mesi di carcere per ricettazione di articoli trafugati – illecito che in altri tempi aver potuto essere espiato con un periodo di lavori a vantaggio della collettività , soprattutto tenendo conto che si è dichiarato colpevole, e ciò di solito comporta una riduzione della pena.
Andrew Neilson, dell’Howard League for Penal Reform – un ente liberale che si batte per la riforma del sistema penale – ha dichiarato: «Una condanna a quattro anni di solito è emessa nei confronti di criminali che si sono macchiati di ben altri reati, per esempio minaccia a mano armata, gravi lesioni corporee o aggressione sessuale».
Paul Mendelle, avvocato di chiara fama ed ex presidente dell’Associazione avvocati penali della Gran Bretagna, ha detto alla Bbc: «La gente si lascia trascinare, resta coinvolta e si comporta in maniera discordante rispetto al solito. Parimenti, c’è il rischio che anche i tribunali si lascino travolgere da una sorta diversa di isteria collettiva, ed esagerino condannando gli imputati a pene troppo lunghe e troppo severe».
A molte delle centinaia di persone che sono state arrestate soprattutto durante i disordini di Londra, ma anche a Birmingham, Manchester, Bristol e Nottingham, è stata negata la libertà  su cauzione: ciò significa che resteranno in carcere per settimane prima che il loro caso approdi in tribunale, anche se molti di loro avevano una fedina penale pulita.
Queste pene sono state accolte favorevolmente dal primo ministro.
Parlando a Warrington, David Cameron ha detto: «Spetta soltanto ai tribunali emettere le sentenze, e i tribunali hanno deciso di inviare un secco messaggio. Ritengo molto positivo che l’abbiano fatto».
È alquanto verosimile che le parole di Cameron, che sui recenti episodi ha assunto la linea dura, riflettano l’umore del paese intero. Il fatto è che i britannici sono rimasti sconvolti, terrorizzati e intimiditi da questi tumulti, e i magistrati rispecchiano lo stato d’animo dell’opinione pubblica. Quantunque la Gran Bretagna al pari della Francia abbia alle spalle una storia costellata di intermittenti sommosse urbane – spesso, come di recente, a sfondo razziale – la gente comune non le considera “British” e ritiene che il paese per colpa loro sia messo in cattiva luce a livello internazionale.
Traduzione di Anna Bissanti


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