Siria, l’allarme di Amnesty aumentano torture e morti

DAMASCO – Non ci sono solo le migliaia di vittime e di persone arrestate in strada per la repressione del governo siriano: la reazione di Damasco alla protesta della popolazione prende anche altre forme, come le torture e le morti in carcere, casi che sono aumentati in maniera esponenziale dall’inizio delle rivolte. A sostenerlo è un rapporto di Amnesty international reso pubblico oggi.
In quasi cinque mesi di sanguinosa repressione almeno “88 persone” sono “morte in detenzione”, una cifra che segna un “forte aumento” dei decessi in carcere, che prima della rivolta erano in media cinque all’anno. Fra le vittime ci sono almeno 10 bambini, alcuni di 13 anni. L’organizzazione ha anche prove delle torture o dei maltrattamenti che in almeno 52 casi hanno contribuito alla loro morte.

“I resoconti di torture che abbiamo ricevuto – ha affermato Neil Sammonds, il ricercatore di Amnesty che si occupa della Siria – sono orribili. Riteniamo che il governo siriano stia perseguitando il suo popolo massicciamente su vasta scala”.

Amnesty ha potuto visionare 45 filmati delle vittime, presi da parenti e attivisti, e ha chiesto a medici legali di esaminarne alcuni: le ferite indicano che hanno subito “orrendi pestaggi e altri abusi”. I segni delle torture includono “bruciature, colpi violenti, segni di frustate”. La maggior parte dei casi esaminati provengono dai governatorati di Homs e Daraa.

L’organizzazione basata a Londra ha inoltre compilato un elenco di 1.800 persone morte dall’inizio delle proteste, mentre migliaia di altre sono state arrestate, molte tenute segregate in luoghi sconosciuti, che rischiano tortura e morte.

Amnesty ricorda di aver chiesto al Consiglio di sicurezza dell’Onu di portare la situazione in Siria davanti alla Corte penale internazionale (Cpi), di imporre un embargo sulle armi a Damasco e di ‘congelare’ beni e fondi del presidente Bashar al Assad e dei suoi stretti collaboratori. “Considerando il contesto di diffuse e sistematiche violazioni che avvengono in Siria – ha detto Sammonds – riteniamo che queste morti in detenzione possano includere crimini contro l’umanità “. “Finora – ha aggiunto – la risposta del Consiglio di sicurezza è stata del tutto inadeguata”. 

Nuovi raid dell’esercito ad Hama. Le truppe dell’esercito siriano, protette dai carrarmati, hanno dato la caccia agli attivisti anti Assad in due quartieri di Hama, una delle città  simbolo della protesta. Le testimonianza parlano di centinaia di soldati “a piedi nei quartieri di Al Qusour e Hamdiya. Poi si sono sentiti degli spari”. I due quartieri sono stati tra i più attivi nell’organizzazione delle proteste”. Un altro attivista descrive una scena simile nel quartiere di al-Dahiriya.


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