Sufi e cristiani copti rimandano il raduno del Venerdì dell’amore

Sono oltre 60 i gruppi, partiti e movimenti politici e religiosi che hanno fatto un passo indietro e rinviato (forse) al 19 agosto la manifestazione prevista oggi di un milione di egiziani in piazza Tahrir, organizzata da alcune delle principali confraternite sufi (i mistici musulmani) e da varie formazioni cristiane in sostegno dell’«Egitto, Stato civile», una via di mezzo tra uno stato laico e uno islamico che soddisfa le aspirazioni di una buona fetta di popolazione. La manifestazione, nota anche come «Venerdì dell’amore per l’Egitto», rappresentava inoltre una risposta al raduno tenuto il 29 luglio da centinaia di migliaia di militanti e simpatizzanti dei Fratelli musulmani, di salafiti e di attivisti della Gamaa Islamiyya al Cairo e in altre città  del paese a sostegno dell’instaurazione di uno stato islamico. Gli organizzatori, dopo un incontro con il premier Essam Sharaf, hanno deciso di rinviarla e potrebbe essere accantonata definitivamente di fronte alle spaccature emerse tra le varie confraternite sufi e alla «volontà  di dialogo» espressa dai Fratelli musulmani decisi a prendere, in parte, le distanze dai loro alleati salafiti troppo estremisti e accusati di ricevere generosi finanziamenti dall’Arabia saudita. Un po’ tutti peraltro attendono quella che viene annunciata come una nuova «dichiarazione costituzionale» da parte del Consiglio supremo delle Forze Armate e del governo in vista delle prossime elezioni.
Ma stasera in piazza Tahrir potrebbero ugualmente ritrovarsi in alcune migliaia. Tre confraternite Sufi, varie formazioni politiche minori ma anche cristiani copti e giovani della rivoluzione, intendono tenere un iftar (il pasto che al tramonto interrompe il digiuno del Ramadan) pubblico in anticipo sulla manifestazione del 19 luglio. Poeti sufi reciteranno versi e sono previste anche esibizioni di artisti e cantanti in strada. Ci saranno anche i giovani del Movimento 6 Aprile, protagonista della rivolta anti-Mubarak. «Invitiamo gli egiziani ad unirsi a noi, la manifestazione non è stata rinviata, sono i media ufficiali che diffondono questa informazione falsa», ha affermato Ahmed Maher, uno dei leader del 6 Aprile, in aperta contraddizione alle notizie che diffuse già  mercoledì sera. L’interrogativo più importante è legato alle decisioni che prenderanno giovani, intenzionati, secondo le indiscrezioni, ad occupare il centro della piazza per alcune ore. Un passo che potrebbe scatenare la reazione della polizia militare che all’inizio del mese ha usato la forza e arrestato oltre cento persone per mettere fine al presidio degli irriducibili della «seconda rivoluzione» contro i militari al potere. Per allentare la tensione intanto il governo lancia segnali distensivi. Il vice primo ministro egiziano Ali El-Selmi ha detto al quotidiano al-Ahram che il governo di prepara ad abrogare le leggi d’emergenza in vigore dal 1981 e ampiamente usate dalle forze di polizia e di sicurezza dell’ex presidente Hosni Mubarak per stroncare dissenso e opposizione e tenere persone in carcere per mesi senza che nei loro confronti venissero formulate accuse.


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