Tremonti illustra il pacchetto di misure Lite con l’opposizione

ROMA — È l’ultimo a entrare nella sala del Mappamondo dove già  hanno preso posto deputati e senatori delle commissioni Affari Costituzionali e Bilancio per una seduta congiunta che si annuncia carica di aspettative. Giulio Tremonti è puntualissimo. Alle 11 e qualche secondo è già  seduto e inizia l’illustrazione delle misure che il governo intende varare con un decreto, dopo il pressing della Bce. «Dividerò il mio intervento in due parti per enunciare sia la proposta di pareggio in bilancio nell’articolo 81 sia la scelta di anticipo del pareggio di bilancio», è il suo esordio. E tra i provvedimenti annuncia un recupero di risorse con la lotta all’evasione e con «possibili contribuzioni di solidarietà ». Anche sulle rendite finanziarie ci sarà  una diversa modulazione. Escluso un aumento delle imposte sui titoli pubblici, «è possibile che la tassazione sulle rendite finanziarie passi dal 12,5% al 20 e che si riduca dal 27% al 20 quella sui depositi bancari e postali».
Tremonti ricorda che l’Europa invoca «misure dure che non è detto che faranno tutte parte dell’azione del governo». Il ministro osserva che «le indicazioni che giungono dalle sedi europee per un anticipo della manovra dal 2014 al 2013, trovano riscontro in una lettera marcata come strettamente confidenziale dall’autore e quindi per prassi diplomatica è chi manda la lettera che la diffonde». Chiarisce poi che il vincolo del pareggio di bilancio deve essere inserito nella Costituzione «tenendo conto dei meccanismi europei». L’altro elemento su cui poggia l’intervento del governo è anticipare le correzioni che valgono 20 miliardi di euro. Tremonti rivela che la Bce suggerisce «liberalizzazioni su servizi pubblici e professioni».
 L’Europa, aggiunge, indica «nell’accorpamento alla domenica delle festività  non religiose un modo per aumentare la produttività  sistemica». Gli interventi dovrebbero anche riguardare il pubblico impiego, Tremonti sostiene che «la Bce ci ha anche chiesto tagli agli stipendi pubblici attraverso il licenziamento o la dismissione del personale compensato con meccanismi di assicurazione». La sala rumoreggia e lui chiarisce: «Sono ipotesi, non è detto che il governo le adotti». Sempre nel campo del lavoro la Bce raccomanda «il licenziamento o la dismissione del personale compensato con meccanismi di assicurazione più felici, una sorta di diritto di licenziare compensato con migliori posti di lavoro». Ma c’è dell’altro. Nella lettera, aggiunge, ci sono suggerimenti che riguardano «le pensioni di anzianità , le donne nel settore privato e si formula pure l’ipotesi di tagliare gli stipendi dei dipendenti pubblici». Anche questo non è detto venga recepito, il ministro infatti auspica che si sviluppi una «forte spinta alla contrattazione aziendale superando il sistema centrale rigido». Quanto ai costi della politica vanno ridotti agendo non solo su ciò che pesano dal punto di vista finanziario ma anche sul numero.
L’intervento scontenta le opposizioni. Bersani (Pd) chiede «formalmente che al governo non tremi il polso» e lo accusa di essere all’origine della crisi, riproponendo come «risposta all’emergenza un nuovo governo». Anche Casini (Udc) lamenta che Tremonti non abbia «voluto dire le idee per non bruciare il decreto. Ho capito più dai giornali che non dalle sue dichiarazioni». E alla fine un Tremonti indispettito replica duramente: «Non abbiamo chiesto aiuti, abbiamo chiesto le vostre proposte, non c’è stata nessuna richiesta di aiuto».


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