A2a apre al governo: “Via al polo rinnovabili” Su Edison italiana il Tesoro contro la Lega

MILANO – «L’idea di un polo italiano delle energie rinnovabili non è diversa da quella cui stanno lavorando i soci italiani di Edison». La conferma arriva dal direttore generale di A2a, Renato Ravanelli: i soci italiani di Edison chiederanno ai francesi di Edf impianti per la produzione “verde” in cambio delle loro quote nell’azienda di Foro Bonaparte.
Secondo fonti vicine al dossier, il divorzio tra le utility italiane e la società  francese prevede due fasi. La prima è la sottoscrizione dei pre-accordi stoppati nel marzo scorso dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti che prevedono lo spacchettamento di Edipower, secondo il quale Edf prende le centrali a gas mentre A2a e Iren i tre gruppi idroelettrici di Udine, Salerno e della Valtellina. La seconda fase prevede la vendita della quota del 30% di azioni Edison in mano ai soci italiani a Edf. La nuova proposta prevede che gli italiani accettino la vecchia proposta dei francesi intenzionati ad offrire attorno a 1-1,1 euro per azione, con un premio di circa il 30% rispetto agli attuali corsi di Borsa. Ma invece si essere liquidati cash, gli italiani chiederebbero una parte della cifra sotto forma di asset. In particolare, il parco rinnovabili di Edf che sarebbe stato valutato attorno a 6-700 milioni.
Uno schema che garantirebbe una via di uscita “onorevole” anche per il governo, dopo la bocciatura del progetto che avrebbe dovuto portare alla nascita di un polo italiano per la produzione di energia “tradizionale”, visto che tutti i possibili protagonisti dell’operazione (da Intesa alla Cdp fino alle utility locali) si sono defilati.
Gli unici a difendere l’italianità  di Edison sono, così, rimasti soltanto i parlamentari della Lega. Ma ieri hanno dovuto incassare una sconfitta sul tema in commissione Bilancio della Camera. Il Tesoro, per mano del sottosegretario all’Economia Alberto Giorgetti (Pdl), ha bocciato la proposta presentata dai parlamentari leghisti Polledri e Bitonci per attribuire al ministro dell’Economia un potere di veto contro le scalate straniere nei confronti di società  che in futuro saranno partecipate dal Fondo strategico della Cdp. «Sarebbe contraria alle direttive europee», ha risposto Giorgetti. «Un replica scritta di notte in stato di alterazione psicofisica – ha polemizzato Polledri con la tipica coloritura politica leghista – visto che la nostra proposta è presa alla legislazione belga che è stata già  approvata dalla Ue».


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