Al Sud 42 mila bambini in povertà . ”Crescere è una corsa a ostacoli”

NAPOLI – Crescere al sud è una corsa ad ostacoli. I problemi iniziano dall’asilo nido e proseguono tra i banchi di scuola, con punte anche del 30% di abbandono scolastico in alcune regioni. È quanto emerge dalla prima conferenza programmatica sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza nel Mezzogiorno promossa da Fondazione Con il Sud e Save the Children, con cui si apre oggi a Napoli la tre giorni “Con il Sud. Giovani e Comunità ”. “Il 42% dei destinatari finali degli interventi che sosteniamo si riferisce a minori – ha sottolineato Carlo Borgomeo, presidente della Fondazione Con il Sud – Trovo singolare la relativa sottovalutazione del tema in una fase in cui si mette al centro dello sviluppo il capitale umano”.

Sono 410 bambini e adolescenti che al sud vivono in condizioni di povertà  assoluta, più in generale le famiglie con bambini fanno invece i conti con una povertà  relativa doppia rispetto al resto del paese. Su un totale di 1.876.000 minori che in Italia vivono in condizioni di povertà  relativa, ben 354mila si concentrano nella sola Campania. Le difficoltà  cominciano molto presto, dall’asilo nido: la frequenza è di 4 volte inferiore alla media nazionale e di 2 bambini su 100 in Campania e Calabria. Al termine del percorso scolastico, invece, c’è il muro della dispersione con 3 studenti su 10 iscritti nei 5 anni precedenti che mancano all’appello del diploma. Grande assente in questo tragitto il tempo pieno, con un divario nord-sud enorme: nel 2008, nel Nord-Ovest, le classi a tempo pieno hanno raggiunto il 42,6%, nelle regioni del sud sono ferme complessivamente all’8,6% per scendere al 7,1% nelle isole.

Tra gli ostacoli più gravi per i diritti dei minori al sud, l’illegalità  diffusa nei 601 comuni ad alta densità  criminale manifesta (il 37% del totale, 1.608) dove vive il 76% della popolazione. Il coinvolgimento diretto dei minori in reati nel 2007 ha riguardato 14.931 casi. Anche sul fronte delle risorse il quadro è allarmante. Basti pensare che i fondi per gli interventi sociali trasferiti  dallo Stato centrale alle regioni si sono ridotti tra il 2008 e il 2011 dell’85% (da 1.213,2 milioni 178,5). La spesa in Italia per l’educazione nel 2008 l’Italia si è collocata al 29 posto su 34 paesi secondo le stime dell’Ocse, con il 4,8% del Pil contro una media del 6,1%. Negli ultimi cinque anni il Sevizio Civile nazionale ha visto ridursi di oltre il 60% i finanziamenti con il conseguente decremento del numero dei giovani in servizio, da 57.119 nel 2006 a 19.412 nel 2010.

“Le diseguaglianze nei diritti e nelle opportunità  per i bambini hanno raggiunto al sud un livello inaccettabile, e se guardiamo al loro futuro c’è da essere molto preoccupati se oggi 3 giovani su 10 non sono in alcun modo occupati tra i 15 e i 34 anni – ha dichiarato Claudio Tesauro, presidente di Save the Children Italia – Al sud c’è uno straordinario patrimonio di esperienze, saperi e impegno per la tutela dell’infanzia, vogliamo costruire un lavoro di rete che possa crescere nel tempo, con un piano d’azione serio, un’agenda di impegni precisi e misurabili per tutti i soggetti istituzionali, sociali ed economici, solo così possiamo avere la forza necessaria per invertire la rotta”. Tra le richieste lanciate oggi da Save the Children quella di destinare da qui al 2013 parte della spesa dei fondi strutturali europei a politiche di contrasto della povertà  minorile, con misure per il sostegno delle strutture e dei servizi per la prima infanzia, fondamentali per lo sviluppo dei bambini in particolare se provenienti da contesti svantaggiati, l’occupazione delle giovani donne e la riduzione della dispersione scolastica. Per creare 100.000 nuovi posti in asilo nido o strutture educative per l’infanzia basterebbe solo il 7% dei 29 miliardi di euro dei fondi strutturali non ancora impegnati – ha spiegato Raffaela Milano, direttore Programmi Italia-Europa di Save the Children – Ma per incidere profondamente sulle opportunità  dell’infanzia al sud proponiamo di creare nei comuni ad alta densità  criminale aree ad alta densità  educativa che, grazie a risorse stanziate da regioni e ministero dell’Istruzione, prevedano progetti per  l’aumento del tempo scuola, lo sviluppo e la formazione di una coscienza civile”. (mn)

 

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