Bulgaria, tensioni etniche

Se non ci fosse un rom coinvolto, l’omicidio di Angel Petrov, 19 anni, non avrebbe fatto nemmeno notizia, e invece ha messo in moto una reazione a catena che ha sconvolto la Bulgaria. Si parla di tensioni razziali proprio mentre il Paese si avvicina alle presidenziali e la destra xenofoba si prepara ad approfittare del clima di incertezza e paura. Tutto comincia venerdì notte, quando a Plovdiv, un ragazzo, Angel Petrov, appunto, viene ucciso investito da un minivan guidato da un rom, un tirapiedi – secondo le prime ricostruzioni – di tale Kiril Rashkov, autoproclamatosi Zar dei Rom della regione e coinvolto in loschi traffici; un capetto della mala locale che in un Paese dove non esiste criminalità  organizzata degna di questo nome viene dipinto come un boss mafioso. Viene fuori che “Zar Kiro” da tempo continuava a minacciare e intimidire la popolazione impunemente. La gente, esasperata, è scesa in strada e domenica notte ha assaltato l’abitazione dello zar nel villaggio di Katunitsa, poco fuori Ploviv, dandole fuoco. Lunedì notte si è svolta la replica del raduno anti-rom, con duemila persone che si sono radunate a Sofia, Plovdiv e Varna. Reparti antisommossa e polizia sono intervenuti energicamente e in meno di 48 ore hanno arrestato circa 300 persone, mentre scontri tra i “bulgari etnici” e quelli di etnia rom scoppiavano in successione a Stolipinovo, Sheker Mahala e Adzhisan Mahala, gli abitati della periferia di Plodviv dove “gli zingari” sono la maggioranza. Sono comparse divise nere, hooligan armati di mazze, bastoni, tubi d’acciaio, coltelli. dall’altra parte sta avvenendo lo stesso: anche i rom cominciano ad armarsi, a organizzarsi in ronde e squadre di autodifesa.

Un copione già  visto in Ungheria e in Slovacchia, altri Paesi nei quali la “questione Rom” periodicamente esplode e viene abilmente cavalcata dall’estrema destra. Anche in Bulgaria, si tratta di una minoranza consistente, tra il 7 e il 10 per cento della popolazione, che vive ai margini, di stenti, piccola criminalità  e sussidi di stato. Le grida che si sono levate assomigliano molto a quelle già  sentite a Budapest e Bratislava, il cui senso è: hanno troppi diritti e nessun dovere, sono una palla al piede e un pericolo per la società  che va neutralizzato. E il tema delle relazioni tra i bulgari e le minoranze etniche finisce al centro della campagna elettorale per le presidenziali e le elezioni locali che si terranno il 23 ottobre. Sul banco degli imputati sono finiti subito il premier Boyko Borisov e il suo ministro degli Interni, Tsvetan Tsvetanov, rei di non aver fatto per risolvere il problema del “Gipsy crime”. “Zar Kiro” è stato arrestato lunedì per evasione fiscale. “Se anche non ci fosse stato l’omicidio di Petrov, Kiril Rashkov sarebbe stato arrestato lo stesso, solo che nessuno avrebbe saputo nulla”, ha detto una fonte del ministero dell’Interno all’agenzia di stampa di Sofia Novinite. L’evasione fiscale è stata resa possibile grazie alla complicità  dei funzionari delle imposte che si sono sempre dimenticati di passare al setaccio i suoi conti e di farsi domande sulle sue lussuose proprietà . Borisov, quindi, agli occhi di una parte dell’opinione pubblica deve rispondere anche della corruzione, altro male endemico in Bulgaria, di poliziotti e funzionari delle agenzie governative. Ne potranno trarre beneficio i socialisti e la candidata indipendente Meglena Kuneva, ma soprattutto la destra xenofoba di Ataka (Attacco), il cui leader Volen Siderov figura tra i 17 candidati alla presidenza. È stato questo partito, grazie al suo canale televisivo, Skat Television, e ai social network a coordinare le proteste, degenerate poi in scontri. Un altro partito di destra, Rzs (Legge, ordine e giustizia), si è offerto di pagare le spese legali alle persone arrestate durante i disordini. Per Borisov, che di recente ha dovuto incassare il no dell’Ue (a causa del veto olandese) all’ingresso della Bulgaria (e della Romania) nell’area Schengen, un’altra brutta notizia da digerire.


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