Cautela dell’Europa sulle entrate

BRUXELLES — Ancora dubbi. E messaggi inquieti: «Siamo preoccupati» per le misure che si preparano a Roma. Ma questa volta, nel nuovo monito che la Commissione Europea indirizza all’Italia sui contenuti della manovra finanziaria, c’è qualcosa di più: il timore che la stessa Italia conti troppo sui successi futuri — e non scontati — della lotta contro l’evasione fiscale, per recuperare quei miliardi che ancora mancano alla quadratura dei conti. Questo timore trova una prima risposta a sera, in una telefonata del ministro dell’Economia Giulio Tremonti al commissario Ue agli affari economici e monetari, Olli Rehn: la manovra italiana è «totalmente solida nei saldi di copertura», assicura il ministro italiano. Rehn, a sua volta, concorda con Tremonti sul fatto che «una decisa lotta all’evasione fiscale è un’importante componente di un pacchetto credibile» di misure di aggiustamento ed è «la chiave per l’accettabilità  sociale delle necessarie misure correttive». Il commissario Ue, spiega un comunicato, «ha anche accolto positivamente la riaffermazione, da parte di Tremonti, del suo impegno per fare in modo che le misure che saranno varate consentiranno all’Italia di raggiungere gli obiettivi fissati in materia di bilancio». Ma resta il dubbio iniziale: secondo l’esperienza fatta in vari Stati, «è difficile quantificare con precisione l’impatto delle misure antievasione sul gettito fiscale».
Nelle stesse ore, il giudizio critico di Bruxelles è comunque controbilanciato anche da parole diverse, in arrivo da Berlino: il governo tedesco, motore dell’Eurozona, esprime infatti «piena fiducia» che il governo italiano farà  le cose giuste. Ed è Steffen Siebert, portavoce della cancelliera Angela Merkel, a scendere nel dettaglio: in Germania si confida che anche con gli ultimi cambiamenti apportati alla manovra Roma «approverà  le misure necessarie a rispettare il risparmio previsto per arrivare agli effetti attesi sul bilancio pubblico». L’euro-vocabolario diplomatico non usa espressioni a caso: Berlino parla ora di «piena fiducia», e Bruxelles aveva detto l’altro ieri: «Siamo fiduciosi che le misure per la crescita avranno un posto maggiore nella manovra italiana»; due auspici e due modi diversi per far filtrare un garbato «pressing» nei confronti dell’Italia.
Sul peso attribuito ai successi della lotta all’evasione fiscale, era stato Amadeu Altafaj, il portavoce del commissario Rehn, ad accendere i riflettori: «Siamo preoccupati nel vedere un eccessivo affidamento» sui risultati attesi dalle iniziative contro l’evasione, «l’efficacia delle misure prese in questo settore è sempre molto difficile da valutare e prevedere» per ciò che riguarda gli effetti finali sui bilanci. Soltanto quando sarà  ultimato il dibattito parlamentare — avverte Bruxelles — sarà  espresso il giudizio «ufficiale». Ma già  ora l’Europa ripete che «le misure per la crescita e lo sviluppo dovranno essere più rilevanti e riguardare, ad esempio, ulteriori liberalizzazioni nei cambi dei servizi pubblici locali e delle professioni».
Le preoccupazioni della Commissione Europea non affondano naturalmente nel solo caso Italia. Molte tensioni dell’Eurozona sono acuite da un caso ben più serio, quello della Grecia: ieri la «trojka», la missione inviata ad Atene da Ue e Fondo monetario internazionale per definire la prossima fetta di aiuti, ha sospeso il suo lavoro ed è tornata indietro, per una pausa «tecnica».


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