Edison, fumata bianca tra Edf e italiani

MILANO – Le facce cattive della vigilia erano a scopo negoziale, perché dopo un pranzo di un’ora e mezza all’hotel Principe di Savoia il ministro per lo sviluppo economico Paolo Romani e il numero uno del colosso francese Edf sembrano amici da sempre. E l’uscita dei soci italiani da Edison, in ballo da un anno, dovrebbe avvenire con soddisfazione loro e dei partner. «Abbiamo spostato al 30 ottobre la definizione degli accordi con Edf. In un mese e mezzo si aprono tutte le possibilità », ha detto il ministro. Una nota ha illustrato meglio le linee guida: «Dopo un approfondito confronto sul dossier Edison, Romani e Proglio sono addivenuti al comune e forte intento di raggiungere un risultato positivo per le parti, spostando al 30 ottobre il termine entro cui definire gli accordi», in scadenza il 14 settembre. «Il ministro ha accolto favorevolmente la disponibilità  di Edf a proseguire l’interlocuzione e la collaborazione sui diversi settori energetici in Italia e all’estero, anche alla luce della nuova strategia nazionale che il governo presenterà  nella seconda metà  di novembre». Ovvero, il nuovo piano energetico aggiornato dopo il no referendario al nucleare.
L’ospite è stato più parco di parole: «È stato un primo cordiale colloquio, il tempo è bello a Milano», ha detto il president directeur general del colosso statale francese. Poi è ripartito, non prima di aver chiesto a Romani di avere un solo interlocutore nel negoziato operativo, che inizierà  settimana prossima. Fino a venerdì, Romani incontrerà  di nuovo gli attori italiani della partita: soci di Edison come A2a e Iren, ma anche la romana Acea, interessata a una cordata che rilevi parte delle centrali elettriche di Edipower, e l’advisor Intesa Sanpaolo. C’è da ultimare la posizione negoziale, e scegliere chi tra i “tecnici” condurrà  la trattativa, che dovrà  essere breve e risolutiva.
Sui contorni nulla si sa di ufficiale, ma le voci dietro le quinte vedono il rafforzamento pro-italiani delle condizioni già  formulate a marzo (e bocciate da Giulio Tremonti), in cambio della garanzia politica che la futura Edison francese sarà  un soggetto rilevante in Italia nel gas, dell’elettricità  e nei metanodotti (i progetti Galsi e Itgi), ma anche un possibile attore nell’elettrificazione dei vicini paesi balcanici.
Diversi gli aspetti tecnici del prossimo divorzio Edison. Il principale è a chi andrà  il suo braccio elettrico Edipower, che secondo la proposta di A2a voleva tornare italiana, ma difficilmente sarà  così. Non per intero almeno, perché gli investimenti richiesti dagli impianti di Brindisi e San Filippo del Mela appaiono troppo onerosi; e i francesi considerano uno scenario “di litigio” l’uscita dalla trattativa perdendo l’intera Edipower. Sulle altre questioni, Parigi è apparsa molto più aperta e possibilista. Come sulla garanzia che Edison, dopo la scadenza del cda di marzo 2012, manterrà  un presidente italiano (l’attuale è Giuliano Zuccoli, di A2a) e ne rafforzerà  le prerogative; o l’esborso di più denaro, con l’introduzione di un’opzione di vendita sui titoli dei soci italiani (il 30%, in trasparenza), con un prezzo superiore alla Borsa (è circa il doppio il valore di carico dei soci italiani). Infine, Edf si sarebbe dichiarata disponibile a tenere quotata la “sua” Edison. A2a, il pivot dei soci italiani, ha accolto positivamente le notizie di ieri, e ha riconvocato il suo consiglio di gestione – riunito settimana scorsa per fare il punto sul vertice Romani-Proglio, poi slittato – a mercoledì.


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