Feroci con lavoro e welfare

PARIGI. Le borse non hanno apprezzato per nulla il contenuto della conferenza stampa mensile del presidente della Bce, Jean-Claude Trichet. Alla conclusione del comitato di politica monetaria che si è tenuto nella mattinata a Francoforte alla presenza dei governatori delle banche centrali della zona euro, le borse, che erano in «ripresa tecnica», hanno di nuovo puntato il naso al ribasso. Trichet è stato particolarmente pessimista: la parola più ricorrente del suo intervento è stata «incertezza», con «un’intensificazione dei rischi di ribasso» dell’economia.
La Bce ha rivisto in questa direzione le previsioni di crescita per la zona euro, che sarà  «molto moderata» nella seconda parte di quest’anno, intorno all’1,6% (contro l’ultima previsione di +1,9%) e il 2012 si annuncia ancora peggiore, con un 1,3% (contro 1,7% previsto in precedenza). La Bce fa eco alle previsioni allarmiste dell’Ocse, dove ci sono 44 milioni di disoccupati, l’equivalente della popolazione di un paese come la Spagna.
Per Trichet «è fondamentale che le misure di risanamento fiscale annunciate dai governi europei siano anticipate il più possibile e messe in pratica integralmente». A cominciare dall’Italia, dove l’impegno del governo, a suo parere, ha confermato «l’applicazione delle nostre richieste». La Bce ha lasciato invariati i tassi di interesse all’1,5%, perché le previsioni di inflazione sono «equilibrate» – 2,6% quest’anno, 1,7% nel 2012 – la banca centrale europea non si attende quindi un rialzo e anzi, secondo alcuni economisti, la scelta di non intervenire oggi potrebbe essere il preludio a un prossimo ribasso.
La situazione è «altamente incerta» ha ripetuto Trichet. «Contrariamente agli ultimi mesi – ha sottolineato con drammaticità  – la Bce non stima più che la fiducia dei consumatori e delle imprese sosterrà  la domanda interna». Anche le previsioni per la Germania, la locomotiva l’Europa, sono in ribasso.
Trichet ha affermato che l’orientamento della politica monetaria della Bce «resta accomodante», anche se, ammette, «certe condizioni di finanziamento sono tese». Trichet ha avuto uno scatto di nervosismo, che rivela le forti tensioni che esistono a Francoforte e nella zona euro. Non solo ha difeso «il nostro lavoro, che non è sempre facile» e ha sottolineato di aver assolto «in modo impeccabile» la missione che è propria della Bce, «garantire la stabilità  dei prezzi». Ma ha implicitamente risposto alle accuse che provengono dalla Germania, che considera che la Bce non si stia comportando in modo indipendente, a causa dell’acquisto di obbligazioni degli stati, Italia e Spagna in testa.
«Se abbiamo dovuto mettere in atto questo programma – ha spiegato Trichet – è perché gli stati non hanno agito correttamente. Non hanno esercitato una sorveglianza sufficiente, come avrebbero dovuto. Ricordatevi: nel 2004 e 2005, alcuni governi – Francia, Germania, Italia, per non nominarli – reclamavano l’alleggerimento degli obblighi» di deficit. «Noi abbiamo sempre chiesto, al contrario, il rispetto totale dei parametri di deficit. Ma abbiamo predicato nel deserto», ha concluso Trichet.
Per il presidente della Bce c’è ora «estrema urgenza» ad applicare le misure per tornare all’equilibrio delle finanze pubbliche. La ricetta è sempre la stessa: «i governi devono essere pronti a tagliare nelle spese se gli obiettivi non sono raggiunti». E toccare anche le regolazioni esistenti, a cominciare da quelle di protezione del lavoro. Trichet propone un mercato del lavoro più flessibile e di passare da contratti nazionali a contratti aziendali.


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