Gli appalti pubblici nel tunnel della crisi domanda di lavori giù del 22,2%

ROMA – Crollano nei primi tre mesi dell’anno gli appalti pubblici. Il Garante degli appalti, Sergio Santoro, lancia l’allarme: «A rischio 25 mila posti di lavoro. Nel primo trimestre gli appalti pubblici sono scesi complessivamente dell’8,7 per cento, passando da 19 miliardi e 543 milioni a 17 miliardi e 864 milioni». Questo dato comprende sia il settore dei lavori (12 miliardi e 567 milioni) sia quello cosiddetto speciale, nel quale confluiscono gli appalti di gas, luce, riscaldamento, trasporti e servizi postali. Ma il settore che ha registrato la contrazione maggiore è quella degli appalti dei lavori pubblici: sono passati dai 6 miliardi e 173 milioni dei primi tre mesi di un anno fai ai 4 miliardi e 776 milioni.
Un meno 22 per cento che rappresenta, in piena crisi economica interna e internazionale, un segnale di pessima salute dell’economia. I più colpiti sono i bandi delle grandi opere, proprio quelli che erano, in campagna elettorale, il vanto del centrodestra. Considerando solo gli appalti per lavori superiori ai 25 milioni, il valore dei bandi è passato dal miliardo e 622 milioni del 2010 ad appena 208 milioni registrati a gennaio febbraio e marzo di quest’anno: una perdita secca dell’87 per cento. Se a questo dato si sommano gli importi del settore speciale (quelli oltre i 25 milioni nello stesso periodo sono saliti da 153 milioni a 543), i grandi appalti sono calati del 55,7 per cento. Quali sono i rimedi per arginare il crollo degli appalti registrato nei primi tre mesi dell’anno in corso? Per il Garante Sergio Santoro «occorre trovare una soluzione al vincolo del patto di stabilità  interno che non consente ai comuni virtuosi di espletare appalti pubblici pur avendo fondi disponibili nonché attivare procedure più snelle ai fini dell’utilizzo dei fondi europei».
Ma i numeri sul crollo degli appalti sono preoccupano oltre che il Garante anche l’opposizione e gli enti locali. «Qui non ci sono alibi – tuona il deputato Francesco Boccia, responsabile Economia del Pd – Quando c’è un crollo così verticale c’è solo un responsabile: il Governo. Perché nonostante le risorse vincolate sugli investimenti infastrutturali (Fas e Cipe) la spesa è crollata? Semplicemente perché da due anni il governo fa spostamenti contabili sugli impegni di spesa e rallenta le realizzazioni delle opere consistenti. Da due anni protestiamo con il Governo per la cumulabilità  nel calcolo sul patto di stabilità  tra blocco alla parte corrente (in alcuni casi sacrosanta) e blocco delle opere pubbliche. Questa spirale provoca non solo un disastro economico in un settore strategico che aveva già  clamorosamente scioperato l’anno scorso (mettendo insieme proprietari e carpentieri)». «E’ dall’inizio della crisi – sottolinea Flavio Zanonato, sindaco di Padova e vicepresidente dell’Anci – che tentiamo di spiegare l’importante contributo che potrebbero dare i Comuni alla ripresa economica attraverso l’avvio di migliaia di opere pubbliche di piccole e medie dimensioni immediatamente cantierabili. Come Anci abbiamo chiesto a più riprese una revisione del patto di stabilità  in tal senso, ma siamo rimasti inascoltati. Gli Enti locali sono stati invece visti dal Ministro Tremonti solo come una fonte di spesa e mai come una risorsa. Così facendo l’Esecutivo ci ha impedito di migliorare la situazione infrastrutturale delle nostre città , di dare lavoro alle nostre imprese, di tutelare migliaia di posti di lavoro».


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