Haiti, via i caschi blu scandalosi

by Sergio Segio | 11 Settembre 2011 7:36

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Così ha scritto al suo pari haitiano, Michel Joseph Martelly, dopo aver visto le immagini sbavate di un video amatoriale in cui quattro caschi blu umiliano sessualmente un diciottenne. Il video, ora su YouTube, ha fatto di Jhony Biulisseteth l’involontario testimonial di una missione Onu caduta nel dimenticatoio. La Minustah è il contigente di caschi blu che dal 2004 fa le veci delle forze armate haitiane, dopo la caduta del presidente Bertrand Aristide e lo scatenarsi della guerra civile.
Secondo la ricostruzione più accertata, un fante uruguaiano di guardia fuori dalla base di Port Salut chiacchiera con dei ragazzi ai quali fa ascoltare una canzone di candombe, genere afro-uruguaiano dalle percussioni intense. I due adolescenti chiedono di copiarlo sui loro telefonini. Poi, curiosando tra i file salvati sul cellulare del militare, trovano un video che li lascia sconvolti: mostra un loro cugino mentre viene schiacciato su un materasso da due soldati, mentre un terzo senza maglietta gli cala i calzoni, muovendosi alle sue spalle come in un atto sessuale e poi masturbandosi sulle sue terga. Jhony cerca di divincolarsi dai valorosi guerrieri, risuonano risate. Sono i cugini che hanno fatto circolare il video, copiato sui cellulari.
«Si è trattato di uno scherzo di qualche tipo – ha detto il comandante della base uruguaiana a Port Salut, prima di essere destituito per l’accaduto – ma escludiamo l’abuso sessuale, visto che il personale è sempre vestito». Uno scherzo di quelli in cui la vittima piange, e per cui da giorni ad Haiti migliaia di persone scendono in piazza a protestare. Ma per ora questa è la tesi accreditata dal ministro della difesa di Montevideo, Eleuterio Fernandez, e dall’Onu: non vogliono sanzioni perché non vedono illeciti. Il video da pochi pixel rende difficile stabilire se l’atto sessuale sia stato completo o simulato, ma il referto medico ha rilevato una ferita sul corpo di Jhony che farebbe pensare a una penetrazione.
Le autorità  uruguaiane si dividono ora tra la linea intransigente di Pepe Mujica, che vuole «andare a fondo nell’accertamento delle responsabilità », e quella del ministero della Difesa. Fernandez, entrato in carica a metà  luglio, è stato designato da Mujica stesso, con il quale negli anni ’70 ha condiviso la lotta armata nei Tupamaros. Ha uno dei compiti più difficili per un governo di sinistra che si relaziona con un apparato militare già  illegalmente al potere fino all’85. Paradossalmente, il passato da ex guerrigliero fa di Fernandez un ministro più rispettato dai militari di quanto siano stati in passato i civili. Tra i molti problemi che deve affrontare però c’è anche quello di rendere conto dell’uso di 1,8 miliardi di dollari forniti dall’Onu per Haiti, su cui ricade una denuncia per malversazione di fondi pubblici, nonchè le accuse di aver pagato un sovrapprezzo per l’acquisto di motoscafi tattici, sempre per la Minustah.
Il caso di Jhony potrebbe diventare lo spunto per mettere fine alla presenza internazionale sull’isola. Magari per sostituirla con un coordinamento da parte di 5 paesi occidentali delle forze armate locali: è la proposta presentata l’altroieri dalla presidente brasiliana Dilma Rousseff, che divide il mandato internazionale con l’Argentina e l’Uruguay e non sembra voler più coprire chi continua a praticare il voodoo su una bambola già  trapunta da mille spilli.

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