I braccianti di Nardò resistono e respingono lo sgombero del campo

Compatti i braccianti, 180 gli scioperanti, hanno respinto il tentativo di sgombero avanzato dalle forze di polizia in esecuzione di un’ordinanza firmata dal sindaco e scaduta il 31 agosto. Al momento del blitz al campo, che è gestito da Finis Terrae e dalla Brigata di solidarietà  attiva, c’erano gli stessi braccianti, che si sono opposti occupando la provinciale Lecce-Nardò.
Altri cinquanta braccianti erano al lavoro, in nero e sotto la scure dei caporali, che gli estorcono buona parte del compenso per la giornata lavorativa (un cottimo al ribasso, più le spese per l’acqua, il cibo e il trasporto). Altri, invece, sono andati via nei giorni scorsi verso altre località  pugliesi, perché la stagione delle angurie e dei pomodori a Nardò è agli sgoccioli. Gli scioperanti erano preparati, certo, all’evenienza sgombero. Ma ancora una volta l’hanno spuntata.
Habib, tunisino, sciopera dall’inizio. Come tanti, non ha un euro in tasca e non intende lasciare il campo. «Noi siamo qui – dice – non ci muoviamo». La situazione non è semplice. «Quello che è successo ieri è vergognoso. Facciamo una lotta dura, importante, e ci mettono in mezzo alla strada». Habib è tra i tanti che ieri qualche ora di occupazione della statale se l’è fatta. «Ci hanno messi fuori con le nostre cose, perché dovevano smontare le tende. Ma ci siamo opposti e alla fine sono riusciti a portarne via soltanto tre, oggi si vede». Pronti a interloquire direttamente con le istituzioni, «abbiamo discusso con sindaco e assessori – continua Habib – ma ci dicono che la tendopoli va tolta».
Ma dove vanno i braccianti di Boncuri senza un euro in tasca? E come? Due settimane fa la giunta comunale si era impegnata a trovare soluzioni per sostenere le spese per il loro allontanamento dal campo e il raggiungimento di altre sedi di lavoro. Fra le ipotesi ventilate, c’era quella di coprire le spese per il treno o di mettere a disposizione i mezzi dell’esercito per il trasporto dei braccianti su tratti regionali, dopo il via libera del ministero degli Interni, attraverso il coinvolgimento della Prefettura di Lecce. Un giorno prima che l’ordinanza di sgombero diventasse esecutiva, però, non essendo pervenute risposte, l’amministrazione ha avvisato i lavoratori che avrebbe potuto dare a ciascuno un contributo di soli 30 euro per il viaggio.
Tra le mete più ambite – perché lavorativamente ancora «fertili» – il foggiano. Proprio lì nei giorni scorsi una delegazione di braccianti di Boncuri ha fatto capolino. A Rignano Garganico, nel «ghetto africano» per un’assemblea. Yvan Sagnet, portavoce della protesta, ne è uscito sconvolto: «Lì è molto più difficile vivere, perché non ci sono strutture di accoglienza. I braccianti sono ancora più sfruttati: lavorano per 3 euro al cassone di pomodoro, e i caporali vivono con loro, per cui lo stato di soggezione è continuo».
«Il nostro sciopero continuerà  e si sposterà  in tutta la Puglia, e da qui al resto d’Italia – aggiunge Yvan – Deve essere una stagione di svolta. Uno sciopero sul lungo periodo è difficile, ma non abbiamo scelta. Le istituzioni continuano a non assumersi le loro responsabilità , le aziende continuano a impiegare i caporali, e i caporali continuano a sfruttare i lavoratori, quindi non possiamo mollare». Non mollano. Il 6 settembre apriranno il corteo romano della Cgil contro la manovra.


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