I ribelli di Mosca

by Sergio Segio | 27 Settembre 2011 6:27

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Mosca. Hanno facce da bravi ragazzi, un po’ anonime, non proprio da leader. Uno si è fissato con le auto blu che spadroneggiano per il centro ignorando limiti e semafori. Un’altra fa la mamma e l’ingegnere, ma quando può difende la foresta che circonda casa sua. Poi c’è quello che vuole salvare i tossicodipendenti dimenticati dal governo. E quell’altro che si studia ogni appalto pubblico fino a quando non trova il marcio e denuncia la tangente.
Eppure nella Russia che ha appena scoperto l’immutabilità  dell’era Putin, rappresentano l’unica possibile sfida a un potere totale e senza fine. I professionisti dell’opposizione, anche i più coraggiosi, hanno visto come una condanna per le loro speranze la decisione di Vladimir Putin di candidarsi per un mandato di sei anni al Cremlino. Qualche ricco imprenditore e molti intellettuali sono rimasti sconcertati dal passo indietro di Dmitri Medvedev – che ieri, dopo uno scontro, ha licenziato il ministro delle Finanze, Kudrin – e delle sue aperture democratiche. Uno sconsolato Mikhail Gorbaciov ammette: «Siamo in un vicolo cieco». Loro invece, i difensori delle piccoli grandi cause, continuano imperterriti le loro battaglie personali. E con un seguito che comincia a far paura, persino al governo: un esercito invisibile di centinaia di migliaia di sostenitori che comunicano, dibattono, si organizzano sulle pagine di Facebook, dei più svariati siti Internet e sul social network più diffuso di Russia, Vkontakte, “In contatto”.
Può capitare infatti che operai e ingegneri che si apprestano a distruggere una bella fetta della foresta di Khimki per costruire una nuova pista dell’aeroporto internazionale di Sheremetevo, si ritrovino una mattina circondati da una folla di duemila persone che bloccano i loro camion e invadono le loro aree riservate, con un’organizzazione meticolosa e ben studiata. Secondo antico e consolidato copione, la decisione di aggredire la foresta era stata presa in alto e prudentemente ignorata da giornali e tv. Eppure il tam tam ha funzionato, fuori da ogni controllo tra la rete e il passaparola del gruppo guidato dalla signora Evgenia Cirikova, un’icona per la gente del più popoloso sobborgo di Mosca e per tutti gli ecologisti del Paese.
Sempre lo stesso giorno succede che in Procura si presenti un gruppo di giovani del Far, il movimento degli automobilisti russi, guidato da Viktor Klepikov. Da mesi lo stesso Presidente Medvedev ha promesso impegno e dispiego di forze per fermare lo strapotere e l’arroganza delle auto dei politici e degli oligarchi. Ma risultati non se ne vedono. I ragazzi del Far ci hanno pensato da soli: telecamere e rudimentali autovelox, si sono piazzati sul Kutuzovskij Prospekt e hanno rilevato ben 60 pericolose infrazioni al codice della strada commesse dai veicoli di Stato in una sola ora. Dati, fotografie, numeri di targa e nomi degli illustri passeggeri sono stati consegnati al giudice, ma soprattutto offerti e ai giornali e gettati in pasto alla rabbia della rete.Possono una cinquantina di alberi e qualche eccesso di velocità , mettere in crisi un sistema di potere? Gli stessi protagonisti non ci credono molto. Ma nelle stanze del capo del governo, che si prepara a tornare Presidente, l’intero staff di Putin registra un calo di popolarità  mai visto prima e un dilagare di associazioni e movimenti mirati ai singoli problemi della vita di ogni giorno. Niente a che vedere con la cosiddetta antipolitica. Piuttosto una politica “basica” fatta di singole questioni pratiche e perseguita da volontari disposti a tutto. Partiti storici di opposizione come il democratico Yabloko, o gli stessi comunisti dell’intramontabile leader Zjuganov hanno fiutato l’occasione e hanno cominciato il corteggiamento dei nuovi eroi popolari. La loro capacità  di spostare voti è ancora sconosciuta, ma potenzialmente enorme. Loro resistono ma cominciano a rendersi conto del nuovo ruolo. Evgenia Cirikova, 34 anni, bionda, abbigliamento sempre e ostentatamente “casual”, continua a ripetere che la carriera politica non le interessa, ma tutte le volte che rievoca per giornali e tv la sua trasformazione in una bandiera della difesa della natura, finisce per evocare storie di speculazioni, arroganza del potere e connivenze che smuovono gli animi più di ogni intervento politico tradizionale. Tutto è cominciato con una piccola protesta davanti alla porta di casa, poi è diventata una campagna vera e propria con militanti spontanei, marce, raduni.
Ancora più pericoloso viene considerato Aleksej Navalnyj, 36 anni, che si definisce “combattente Internet” e che da tre anni almeno ha messo in crisi amministrazione pubblica e governo. Sul suo sito “Rospil” (un gioco di parole che si può tradurre come “Russiacorrotta”) pubblica i dettagli di ogni ordinazione, commissione o finanziamenti pubblici e invita il suo pubblico a darsi da fare e indagare. Alcuni dati pubblicati sono scandalosi in sé come l’offerta di 150mila euro per disegnare un sito web ufficiale del teatro Bolshoj. Su altre arrivano prontamente segnalazioni che spiegano chi si è aggiudicato l’appalto e soprattutto come. Con una intuizione da quiz televisivo, Navalnyj mette in bella mostra sul sito la cifra del denaro speso dallo stato in maniera evidentemente illegale, una sorta di jackpot della corruzione. L’altro giorno l’indicatore segnava già  40 miliardi di euro.
Biondo, alto, espressione da duro, Navalnyj finge di non avere idee politiche: «Il mio è un mestiere come un altro. Denunciare la corruzione tira, funziona». Nel suo ufficio di via Letnikovskaja dove lavorano avvocati e giovani entusiasti militanti, cominciano ad arrivare anche finanziamenti spontanei. Da quando ha cominciato ad accettarli, in pochi mesi ha raccolto 125mila euro inviatigli da 10mila sostenitori. Incredibile per gli standard russi. Ma ancora più sorprendente è il successo personale. Almeno tre siti “Navalnyj for president” lo invitano a candidarsi alle presidenziali e lo gratificano di decine di migliaia di consensi. Un sondaggio attendibile ha dimostrato che, se la carica fosse elettiva, Navalnyj sarebbe da tempo sindaco di Mosca. Il partito liberale Parnas gli offre la candidatura a Procuratore generale. Lui risponde che l’idea di scendere in politica non lo sfiora, ma non esclude niente. Una vaghezza che suona come una minaccia.
Alla politica tradizionale stava invece per cedere un altro dei giovani rampanti del web, Evgenij Roizman impegnatissimo nella lotta alla tossicodipendenza, prima nella sua città  a Ekaterinenburg, e poi a livello nazionale. Aveva accettato di partecipare alle politiche nel partito del miliardario Prokhorov poi liquidato da un complotto interno. Proprio Prokhorov che lo aveva scelto aveva spiegato, da vero scopritore di talenti, quale sia l’importanza dei giovani eroi del web: «Si occupano di un solo problema, ma mirano a risolverlo senza tanti fronzoli». E questo in una democrazia limitata è già  sufficiente per molti.
Ivan Kurilla, docente di storia della società  russa all’Università  di Volgograd ci ha scritto un saggio che ha messo, manco a dirlo, su Internet. Dice: «È come se fossimo tornati agli Anni ’90, alla fine del comunismo, quando lo Stato abbandonò di colpo molte delle sue responsabilità . La gente capì la necessità  di autoorganizzarsi. Fu il primo piccolo boom dell’attivismo spontaneo. Adesso che il governo si occupa solo di macroeconomia e di pochi privilegiati si sente il bisogno di fare tutto da soli».

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