La grande scommessa della Merkel Papandreou: «Sforzi sovrumani»

Le previsioni non sono tranquille e, tenendo conto degli umori che circolano nel Bundestag, non sembra certo questo il momento più adatto (come ha ammesso, da Parigi, il ministro Franà§ois Baroin) per parlare di un ulteriore potenziamento dell’Efsf. È toccato chiarirlo nuovamente a Wolfgang Schà¤uble, l’uomo che tiene le chiavi delle casseforti tedesche. «Sarebbe un’idea stupida. Se ne aumentiamo il volume, il risultato sarebbe che gli Stati membri metterebbero in pericolo il rating di “tripla A”. Questo non funziona, non ha senso», ha detto ieri il ministro delle Finanze del governo Merkel.

Ancora una volta, quindi, da Berlino vengono segnali contrastanti, in un difficile gioco di equilibrio tra esigenze diverse. Quello che sembra chiaro, comunque, è che la riforma del Fondo salva Stati rischia di venire approvata con l’appoggio determinante dell’opposizione socialdemocratica e verde. In un voto preliminare svoltosi ieri, undici deputati del gruppo cristiano-democratico e dell’ala bavarese del partito della Merkel, la Csu, hanno confermato il loro dissenso mentre due si sono astenuti.

Secondo i conteggi di queste ultime ore, nel Partito liberale, (partner di Cdu e Csu nella maggioranza nero-gialla) i no potrebbero andare da due a cinque e le astensioni potrebbero essere sei. Siamo sul filo del rasoio, quindi, perché il governo ha al Bundestag una maggioranza di diciannove seggi. Certo, non si tratta di un voto di fiducia, come ripetono gli uomini della Merkel. Ma una ribellione di queste dimensioni non potrebbe non avere gravi ripercussioni sul futuro dell’attività  di governo. «Tutto il mondo vi guarda», ha detto la cancelliera ai suoi parlamentari.

Ma dissidenti e incerti chiamano in causa l’orientamento dell’opinione pubblica. «Circa l’ottanta per cento degli elettori tedeschi sono contro un’estensione dei meccanismi di salvataggio della zona euro, mentre l’ottanta per cento dei politici è a favore. L‘establishment e l’elettorato sono in rotta di collisione», ha detto alla Reuters il deputato euroscettico della Cdu Josef Schlarmann, che tempo fa aveva suggerito al governo ellenico di vendere le isole dell’Egeo.

Sulla Grecia, invece, la posizione della cancelliera è sembrata ieri molto ferma. «La Germania fornirà  tutto l’aiuto necessario perché la fiducia sia recuperata. Daremo ogni sostegno possibile perché rispettiamo quanto è stato fatto finora dal governo di Atene in termini di cambiamenti strutturali». Parole, queste, ascoltate con grande apprezzamento da Papandreou e soprattutto pronunciate davanti agli industriali tedeschi.

Dal premier ellenico è venuto un forte impegno a fare «sforzi sovrumani» per superare la crisi. «Non voglio essere rieletto – ha detto – ma voglio salvare il mio Paese». La cancelliera rimane convinta della necessità  di rafforzare la governance europea attraverso un «futuro cambiamento dei trattati». Quella che stiamo vivendo «non è una crisi dell’euro, ma una crisi dei debiti». L’Europa, insomma, non può sempre stare sul banco degli accusati. La Merkel lo ricorda ai suoi deputati, Schà¤uble lo dice senza mezzi termini anche al presidente americano: «Contrariamente a quanto pensa Barack Obama, io non credo che i problemi dell’Europa siano la causa dei problemi degli Stati Uniti».

La solidarietà  europea, però «non si può sostituire agli sforzi dei governi per migliorare la propria economia». «In Italia, Spagna, Grecia e Portogallo sono necessari un immediato risanamento di bilancio e riforme strutturali». Un nuovo avvertimento, sicuramente non l’ultimo.


Related Articles

La nuova crisi riparte dagli USA

A più di tre anni dall’inizio della crisi, l’economia mondiale scricchiola: non sono solo i paesi della periferia a subirne i contraccolpi e non sono neanche le medie potenze (come Italia e Spagna) a tremare per quanto sta accadendo, ma la nuova crisi sta per riabbattersi sul paese – gli Stati uniti – che a partire dal 2008 erano stati responsabili della più grave recessione del dopoguerra.

L’anno della Fornero: si andrà  in pensione più tardi

In vigore da ieri le nuove misure su pensioni e indennità  di disoccupazione

Gli uomini dovranno lavorare fino a 66 anni e 3 mesi, le donne fino a 62 e 3 mesi. E chi resta disoccupato dovrà  accontentarsi dell’Aspi

Il fisco non si ferma: presto controlli a tappeto

Befera (Entrate): «Si agirà  sulle dichiarazioni dei redditi» Il «redditometro» ha cento nuove voci.

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment