La Lega tassa le rimesse degli immigrati

Non accadrà . La manovra viene discussa senza troppe scosse. L’unica modifica di rilievo la introduce la Lega con un emendamento approvato a maggioranza. Dal giorno dopo la conversione del decreto, tutti i lavoratori stranieri irregolari (cioè privi di matricola Inps e codice fiscale) che trasferiscono denaro all’estero tramite banche o agenzie «money transfer» dovranno pagare il 2% del trasferimento. Un balzello fortemente contestato dal Pd. Un altro emendamento, stavolta del Pdl, lascia mano libera ai comuni, che potranno aumentare in modo progressivo la propria addizionale Irpef purché sia collegata agli scaglioni decisi dallo stato. In serata, infine, passa un comma che obbliga l’Agenzia delle entrate a recuperare, entro il 2011, le rate mancanti del condono fiscale tombale del 2002. Una cifra abnorme, che si aggira intorno ai 4 miliardi di euro di cui almeno 600 milioni sembrerebbero esigibili e quasi «dimenticati». Insomma, dopo 9 anni, lo stato non è ancora in grado di prendere agli evasori quel poco che gli è dovuto.
La maggioranza comunque esclude rallentamenti o modifiche davvero campali. Sia il ministero dell’Economia che Alfano escludono, «per il momento», la necessità  di un condono fiscale.
Ma è chiaro a tutti che la quinta manovra dell’anno è dietro l’angolo. Il capogruppo del Pdl alla camera Fabrizio Cicchitto conferma la possibilità  di una finanziaria robusta entro dicembre. «Adesso, a borse chiuse, non possiamo fare a meno di rilevare che tutto il quadro finanziario internazionale rimane assai grave e che di conseguenza alcune delle proposte avanzate nel corso del confronto per elaborare la manovra economica, dalla riforma strutturale delle pensioni all’Iva, all’aumento di 2 punti Irpef oltre i 200mila euro avevano una loro validità . Lo ricordiamo – aggiunge alludendo alla Lega – anche a coloro che oggi polemizzano sull’eccessivo peso dei tagli sulle regioni e sui comuni: in effetti dovrebbero rivolgersi a chi ha molto insistito per scartare le altre misure».
In parallelo alle misure economiche, la maggioranza si divide sulle strategie politiche. La nuova furia anti-evasione fiscale di Tremonti non convince l’entourage di Berlusconi. E secondo il Corriere della sera di ieri – smentito in mattinata da Palazzo Chigi – più d’uno nella maggioranza vorrebbe «spacchettare» le competenze del ministero dell’Economia per limitare almeno in parte lo strapotere di Tremonti su entrate, uscite, guardia di finanza e nomine nelle partecipazioni statali. Un disegno tanto ambizioso quanto irrealistico.
Più seria, per Pdl e Lega, sembra la lotta degli enti locali contro la manovra. Regioni, province e comuni si preparano alla «battaglia finale»: domani, alla vigilia dell’avvio della discussione in aula al senato, si ritroveranno di nuovo a Roma per una mobilitazione unitaria. Prima incontreranno i capigruppo parlamentari, poi, dopo la riunione, saranno accolti a Palazzo Madama dal presidente Schifani. L’obiettivo è quasi disperato: azzerare i tagli da 4,2 miliardi imposti alle autonomie e ridefinire le riforme taglia-enti e poltrone.


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