L’ombra del default sulla Grecia Knot (Bce): scenario possibile

WASHINGTON – I ministri e i governatori del G20 cercano di rassicurare i mercati impazziti mentre Moody’s declassa la Slovenia e, soprattutto, taglia il rating di 8 banche greche. La Bce non esclude un default di Atene. Preoccupata la cancelliera Angela Merkel avverte che un eventuale crac greco avrebbe «Un effetto domino incontrollabile». Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti parla di «situazione complicata», individua nell’Europa «l’epicentro della crisi» e ripete che la soluzione è nelle mani della Germania: «Deve definire una posizione meno incerta e più certa, se ha il coraggio, la forza e la visione di investire in Europa, per il bene dell’Europa ma anche per il bene della Germania». Dal responsabile europeo del Fondo arriva una mano tesa all’Italia: «Cresce poco ma non è la Grecia», assicura Antonio Borges. Ma i suoi conti non sono mai stati così buoni come in questo periodo».
Fuori programma, nel cuore della notte americana e mentre in Italia è già  il nuovo giorno, il G20 diffonde un comunicato che suona così: i Grandi si impegnano a dare una «risposta forte e coordinata per affrontare le nuove sfide dell’economia mondiale». Prenderanno «tutte le misure necessarie per preservare la stabilità  del sistema bancario e dei mercati finanziari». C’è la volontà  di rimboccarsi le maniche per sostenere la crescita economica. C’è l’assicurazione che le banche centrali «continueranno a fornire alle banche la liquidità  necessaria» per accompagnare la ripresa. E soprattutto, i paesi dell’euro, oggi al centro della tempesta, per evitare il contagio delle crisi del debito sovrano, fanno una promessa solenne: saranno adottate «le azioni necessarie per aumentare la flessibilità  dell’Efsf», il fondo salva-stati e «massimizzare il suo impatto per gestire il contagio entro al prossima riunione», in programma a metà  ottobre, a Parigi. Per la cronaca: l’Italia ha già  recepito gli impegni, per assicurare a questo fondo nuovi poteri e piena disponibilità  delle risorse esistenti.
Ma i problemi di base restano ancora tutti li, a cominciare dai guai di Atene che ora si ritrova pure con le banche declassate. Secondo quanto ricostruiscono i giornali greci, peraltro smentiti dalle fonti ufficiali, il ministro delle Finanze, Evangelos Venizelos, avrebbe previsto tre possibili scenari, tra cui pure quello di un default ordinato, con un taglio del 50% dei rimborsi ai creditori. Ma l’ipotesi di un fallimento viene evocata anche dalla Bce, o meglio dal membro olandese del direttivo, il governatore Klaas Knot: «E’ uno degli scenari. Non dico che la Grecia andrà  in bancarotta, ma le novità  del paese non sono incoraggianti. Ma ora sono meno certo di poter escludere un default rispetto a due mesi fa». In ogni caso, secondo il ministro tedesco Wolfgand Schaeuble, forse potrebbe essere necessario rivedere il piano di sostegno.
Non era previsto nessun comunicato ma si è deciso di stilarlo proprio perché tutti i giorni gli indici sobbalzano: «Le turbolenze sui mercati ci hanno spinto alla diffusione», confessa il ministro francese Francois Baroin. Anche ieri. Le Borse di tutta Europa prima rimbalzano, sulla spinta della presa di posizione del G20. Poi tornano in negativo. Quindi il recupero finale, spinte dall’ipotesi di nuovi interventi della Bce a sostegno dei paesi più deboli di Eurolandia e anche dai titoli bancari. Per gli istituti – questa la notizia – non ci sarebbe tutto questo bisogno di rifinanziarsi, così almeno assicura il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann e lo stesso G20. Milano alla fine chiude con un più 1,36%.
Dal G20 esce anche una indiscrezione: nel chiuso delle riunioni sarebbe stata avanzata l’idea di includere lo yuan nel paniere di valute che determina gli Sdr (Special Drawing Rights), una sorta di moneta che i paesi del Fmi si scambiano tra loro.


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