«Conti, ora un sì rapido e basta oscillazioni»
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CERNOBBIO — Sente il dovere di farsi garante, davanti ai mercati e ai vertici dell’Ue, degli sforzi dell’Italia per il pareggio di bilancio. Un obiettivo che «nessuno, nemmeno l’opposizione, mette in dubbio» e in questo senso — assicura — c’è un «impegno comune» per approvare la manovra-bis «prima della scadenza dei sessanta giorni» previsti per la conversione in legge del decreto. Anche se — ammette — «c’è una forte divergenza sui mezzi per raggiungerlo, sulle misure più efficaci e più giuste».
Ma nel contempo incita le forze di governo a chiudere in fretta (anzi, «ora») il travaglio e i pasticci degli emendamenti che coinvolge il Parlamento e a offrire «chiarezza e certezza d’intenti e risultati, al di là di ogni oscillazione nociva alla credibilità e agli orientamenti del Paese». Perché è «essenziale che vengano confermati e tradotti in fatti concreti gli obiettivi del decreto d’agosto» e — aggiunge — «ho fiducia che ciò si ottenga». In caso contrario, «si finirebbe per cadere in situazioni in cui il nostro Paese vede riemergere e pesare su di sé antiche diffidenze».
Giorgio Napolitano interviene al workshop Ambrosetti di Cernobbio e parla dell’emergenza crisi. È il suo secondo richiamo in 15 giorni, dopo che dal meeting di Cl a Rimini aveva duramente sferzato entrambi gli schieramenti a scegliere la strada della «responsabilità » per uscire da questo «angoscioso presente» e a «ritrovare la tensione» della stagione della Costituente. Stavolta parla di «spirito comune», che è poi la stessa cosa. Un atteggiamento di vera disponibilità al confronto come una sorta di precondizione per «portare avanti una prospettiva coerente, che vada al di là dell’avvicendarsi dei governi».
Per lui, infatti, «non bisogna avere una prospettiva di tre settimane e nemmeno di 20 mesi» (cioè la scadenza naturale della legislatura): «Dobbiamo guardare più avanti… abbiamo bisogno di scelte solide di medio o lungo periodo». Per parte sua assicura che fino al momento del voto in Parlamento non farà «altro che richiamare tutte le forze politiche anche a un maggiore confronto per confermare l’obiettivo» del pareggio di bilancio entro il 2013. «Facciamo e faremo quel che dobbiamo, certamente in coerenza con intese da noi sottoscritte in sedi europee, ma non in obbedienza a particolari imposizioni dall’esterno… Lo facciamo nell’interesse del nostro Paese e delle sue future generazioni». È questo, per il capo dello Stato, «il banco di prova per tutte le forze politiche e sociali, perché lo dobbiamo alla causa comune dello sviluppo dell’Europa unita: causa in cui crediamo e a cui abbiamo dato contributi essenziali da sessant’anni».
Infine, in risposta all’ipotesi di un governo tecnico ventilata dall’ambasciatore Sergio Romano con un’assai diplomatica domanda, Napolitano risponde: «Finché c’è un governo che ha la fiducia del Parlamento, comunque agisca, non posso nemmeno avere in mente, e in ogni caso non è nel mio programma, la formazione di un governo diverso da quello attuale». Chiaro che — conclude — «se si aprisse una crisi di governo, io, secondo i miei poteri e secondo la prassi costituzionale, chiamerei a consulto tutte le forze politiche e mi assumerei la responsabilità anche di fare una proposta per la soluzione della crisi. La Costituzione mi dà sempre, tra l’altro, la facoltà di incaricare la persona che debba formare il nuovo governo: in quelle circostanze farei la mia parte».
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