Marcegaglia attacca: l’esecutivo sia credibile o tragga le conseguenze

CHIANCIANO — L’assist glielo fornisce Savino Pezzotta che con parole gravi fotografa la situazione dell’Italia così: «Nonostante la manovra, il Paese è sul ciglio del precipizio». «Sono d’accordo — esordisce Emma Marcegaglia, leader di Confindustria —, il Paese è in pericolo». Fatta questa premessa, aggiunge che «o il governo dimostra molto velocemente di fare una grande operazione non solo in termini di equità  ma anche in termini di quantità , superando i veti di questi giorni perché il Paese rischia molto e non possiamo rimanere in una situazione di incertezza come questa, altrimenti deve trarne le conseguenze». La manovra appena varata, argomenta, «è depressiva, per il 60 per cento è composta di nuove tasse, non ci sono liberalizzazioni né privatizzazioni, e non ci sono interventi strutturali sulle pensioni». Ciò che serve invece, auspica il leader degli imprenditori, è «mettere insieme un sistema attraverso il quale abbassiamo le tasse a chi tiene su il Paese, cioè i lavoratori e le imprese e le alziamo sul resto: Iva, patrimoni, rendite, insomma su tutto ciò che è necessario». Parole che scaldano una platea blandita da un «voi siete gente seria che fa politica con spirito di servizio».
Siamo alla festa dell’Udc, la presidente di Confindustria assieme al segretario della Cisl Raffaele Bonanni e al consigliere delegato di Intesa Sanpaolo Corrado Passera discute su quale debba essere l’agenda per stimolare la crescita. E il filo conduttore dei loro ragionamenti è che il governo deve agire in fretta per recuperare la credibilità  persa sui mercati internazionali, come testimonia il rialzo dello spread tra i titoli del debito italiano e i bund tedeschi. Poco prima, durante una tavola rotonda sulla previdenza, il ministro del Welfare Maurizio Sacconi illustra la propria ricetta: «Occorre promuovere la ripresa attraverso il dialogo sociale coinvolgendo le organizzazioni rappresentative del lavoro e dell’impresa per verificare la possibilità  degli investimenti realizzati, così come individuare ulteriori vie regolatorie».
Sacconi, però, va via prima che dal tendone si levi una sorta di ultimatum verso l’esecutivo. Infatti Pezzotta, introducendo i lavori, ha suggerito la «formazione di un esecutivo di tutti per fare delle cose nell’interesse del Paese», in un quadro nel quale «ognuno è chiamato ad assumersi le proprie responsabilità  perché senza sacrifici non si cambierà  niente». Bonanni denuncia, a sua volta, che «sulla previdenza i lavoratori hanno fatto la loro parte, ma sul fisco e sull’evasione fiscale non si è percorsa la stessa strada». Il leader della Cisl suggerisce che «per fare fronte alla crisi economica il mezzo migliore è dare vita a un governo di grande coalizione alla tedesca», auspicando anche una riforma della legge elettorale perché «finché i cittadini non riavranno le preferenze non saranno in grado di esprimersi».
Passera ricorda che l’unico indicatore della crescita è l’aumento dell’occupazione e per raggiungere questo obiettivo è necessario un grande piano per la crescita, la manovra appena varata di per sé non è sufficiente. «All’Italia serve un piano per la crescita — sostiene il banchiere —: o il governo Berlusconi lo mette in atto o meglio cambiare».


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