Milano, a rischio chiusura scuola con oltre il 30% di stranieri: denunciata la Gelmini

MILANO – I genitori della scuola elementare di Via Paravia denunciano per discriminazione il ministro Gelmini e l’Ufficio scolastico provinciale di Milano. Finisce così in Tribunale la lotta di  15 famiglie che si oppongono alla chiusura della loro scuola. Gli alunni stranieri delle nuova prima classe superano la soglia del 30%, motivo sufficiente per l’Ufficio scolastico per smistarli negli altri istituti della zona. Il ricorso è stato presentato il 29 agosto da due dei genitori, sostenuti dall’associazione Avvocati per niente. Secondo i legali Alberto Guariso e Livio Neri, la presenza di bambini stranieri in una classe non è una ragione valida per sopprimere una scuola. Inoltre, anche se su 17 bambini della prima classe ben 15 non sono italiani, solo due, tra questi ultimi, sono nati all’estero. Gli altri, pertanto, hanno già  frequentato le scuole materne e conoscono bene l’italiano.

La decisione dell’Ufficio scolastico provinciale è discriminante perché, sostengono gli avvocati, la scuola non sarebbe stata chiusa se gli alunni fossero stati tutti italiani. Il testo unico sull’immigrazione, all’articolo 38, infatti prevede che per i minori stranieri “si applicano tutte le disposizioni vigenti in materia di diritto all’istruzione”. In particolare, l’articolo 45 del Dpr 394/99 prevede che “l’iscrizione dei minori stranieri nelle scuole italiane avviene nei modi e alle condizioni previste per i minori italiani”. Di conseguenza, “laddove tale principio sia violato – scrivono Guariso e Neri nella memoria presentata al Tribunale di Milano- si ha discriminazione”.  “La non formazione di una classe basata sulla eccessiva presenza di stranieri costituisce certamente  uno svantaggio determinato dalla nazionalità ”, sottolineano gli avvocati.

Il tetto del 30% non è un dogma. Per gli avvocati dei genitori di fronte ai casi di concentrazione di bambini stranieri bisognerebbe  accertare preventivamente le loro competenze linguistiche. Se la conoscenza è adeguata, “il limite del 30% può essere innalzato”. Come prevede la stessa circolare n. 2, pubblicata nel 2010 dal ministero dell’Istruzione sulle “Indicazioni e raccomandazioni per l’integrazione di alunni con cittadinanza non italiana”.

Finora soltanto due famiglie hanno ceduto alla battaglia e hanno iscritto i propri figli a un altro istituto. Uno dei bambini è affetto da una grave disabilità . Per lui, che abita in via Mar Ionio, a poche centinaia di metri da via Paravia, lo spostamento alla scuola di via Don Gnocchi, a un chilometro dalla sua casa, peserà  più che a qualsiasi altro bambino. (Chiara Daina) 

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