Mutui, i tassi restano bloccati ma le banche alzano il costo

ROMA – L’aggravarsi della crisi finanziaria blocca nuovi aumenti del tasso Bce, ma fa aumentare gli spread. La decisione del board di Francoforte di lasciare invariato il costo del denaro all’1,50% consolida il raffreddamento dei tassi. Se all’inizio di luglio molti pronosticavano un aumento del tasso di riferimento di almeno di tre quarti di punto entro la metà  del 2012, a compromettere l’impostazione rialzista è intervenuta la forte tensione dei mercati, legata alle incertezze della ripresa economica e all’instabilità  di bilancio di diversi Paesi dell’euro. Tutti gli indici hanno cominciato a fare una lenta marcia indietro: ad esempio, l’Euribor (il parametro utilizzato dalle banche per indicizzare i mutui a tasso variabile) a 1 mese rispetto alle quotazioni del 19 luglio è calato dello 0,13%. Ancora più consistenti le flessioni dell’Irs che ha visto ridursi il parametro per i mutui trentennali a tasso fisso dello 0,47%.
Di segno opposto, invece, il trend della seconda componente dei tassi dei mutui, appunto gli spread. «Le tensioni sui mercati finanziari e le incertezze sui debiti pubblici – spiega Roberto Anedda, vicepresidente di MutuiOnline – hanno reso più oneroso per le banche l’approvvigionamento del denaro sul mercato e causato l’aumento degli spread medi applicati ai mutui. Rispetto a inizio giugno, segnano incrementi dello 0,10% per i tassi fissi ad oltre lo 0,20% per i variabili, con punte fino quasi allo 0,30% per alcuni variabili con cap».
Il cambio di scenario porta a nuove valutazioni sulle prospettive dei tassi e apre ipotesi del tutto nuove per il loro futuro: a questo punto diventa poco probabile un aumento prima della metà  del 2012. Aggiunge Anedda: «Chi ha acceso o accenderà  a breve un finanziamento a tasso variabile dovrebbe godere almeno per un paio d’anni di tassi e rate entro valori contenuti, pur ipotizzando un certo rialzo rispetto ai livelli attuali, con i migliori tassi che partono dal 2,70%-2,80%». Gli attuali finanziamenti a rata “inchiodata” con tassi del 4,3%-4,5% si rivelano un’ottima opportunità  per chi debba sottoscrivere un mutuo a tasso fisso mettendosi, così, al sicuro da qualunque incertezza finanziaria legata al mutuo per i prossimi 20 o 30 anni.
Poco interessanti risultano, infine, i mutui a tasso variabile con cap, cioè con un tetto massimo garantito contro i futuri aumenti dei tassi. Attualmente, i limiti massimi si sono spostati al 5,50% fino ad oltre il 6%.


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