Nastro «segreto» su Unipol chiesto il processo al premier

by Sergio Segio | 23 Settembre 2011 6:38

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MILANO — Stavolta la richiesta di un quinto processo a Berlusconi è davvero «a orologeria», visto che i pm milanesi avevano per legge 10 giorni di tempo per fare quello che una giudice aveva ordinato loro giovedì scorso. E così, dopo che la gip Stefania Donadeo aveva respinto la richiesta della Procura di archiviare il presidente del Consiglio e ordinato ai pm di chiedere invece il rinvio a giudizio anche di Silvio Berlusconi (e non solo del fratello Paolo, già  alla sbarra), ieri la Procura di Edmondo Bruti Liberati non poteva fare altro che chiedere di processare il premier — l’imputazione è concorso nella rivelazione di segreto d’ufficio — per la pubblicazione il 31 dicembre 2005 su Il Giornale, edito da Paolo Berlusconi, di una intercettazione: quella nella quale il non indagato segretario ds Piero Fassino il 18 luglio chiedeva «Allora, abbiamo una banca?» al n.1 di Unipol Giovanni Consorte, lo scalatore della Bnl poi bloccato dai pm per aggiotaggio. L’intercettazione non era depositata agli atti, e neppure trascritta o riassunta, ma esisteva solo come file audio nei pc della Gdf, dei pm, e dell’azienda privata «Research control system» che per i pm faceva le intercettazioni e il cui amministratore Roberto Raffaelli ha confessato di averla portata in regalo di Natale ad Arcore ai fratelli Berlusconi il 24 dicembre 2005, pochi giorni prima che fosse pubblicata dal giornale di famiglia. L’incontro voluto da Raffaelli (che ha patteggiato 20 mesi) era stato propiziato dall’imprenditore Fabrizio Favata (condannato a 2 anni e 4 mesi) che già  l’aveva portato da Paolo Berlusconi, il quale in cambio di 40.000 euro al mese si era detto in grado di procurare l’aiuto del premier per il progetto di espansione della Rcs sul mercato della Romania.

Ora parte una nuova fase procedurale: la richiesta del pm Romanelli sarà  valutata in una nuova udienza preliminare (attorno a dicembre e nella quale Fassino si costituirà  parte civile) da un giudice diverso da quello che ha ordinato l’imputazione coatta, secondo un’assegnazione automatica caduta su Maria Grazia Domanico, in questi giorni giudice dell’udienza preliminare del caso Ruby per Mora, Fede e Minetti. In udienza la Procura, nell’ennesimo contraddittorio con i difensori, dovrà  decidere se chiedere di nuovo l’archiviazione o sposare la lettura della giudice Donadeo. Poi sarà  la giudice Domanico a concludere questo travagliato iter, o prosciogliendo il premier o rinviandolo a un processo (prescrizione: giugno 2013) che difficilmente farà  in tempo a essere riunito al processo al fratello, che parte il 4 ottobre.

Sempre su ordine della giudice Donadeo, la Procura ha anche indagato l’allora direttore de Il Giornale, Maurizio Belpietro, sempre per rivelazione di segreto d’ufficio ma sotto il profilo dell’omesso controllo che spetta ai direttori dei quotidiani, per non aver impedito che il reato venisse realizzato con la pubblicazione dell’intercettazione non depositata agli atti.

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